PAESTUM

di Mario ATZORI

 

....Finalmente, incerti se stessimo avanzando tra rupi e macerie, finimmo col riconoscere in alcune grandi, lunghe masse quadrangolari che avevamo già avvistate di lontano, i templi e i monumenti superstiti di un'antica, fiorente città....
....Guidato da un paesano, giravo tra i ruderi e la prima impressione non poteva essere che di sbigottimento. Mi trovavo in un mondo che parlava un linguaggio del tutto sconosciuto.... ma in meno di un'ora mi sentivo già familiare e perfino riconoscente verso il buon genio che consentiva ai miei occhi di vedere quelle rovine tanto ben conservate....

Paestum, 24 marzo 1787
J. W. Goethe in Viaggio in Italia, Sansoni - Firenze - 1959

 

Fra boscaglia e mandriani, vide i templi Goethe in un mattina di marzo del 1787.
....E il Piranesi trasportò a Paestum quella sua personale maniera pittorica di vedere il monumento nell'ambiente naturale dei luoghi. Quei mandriani non sono messi là per animare il quadro, ma sono mandriani veri, e quei bufali non sono episodio, sono parte viva di quella natura primitiva e selvaggia....

Paestum, luglio 1934
Amedeo Maiuri n Passeggiate Campane, Hoepli - Milano - 1937 e 1940


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QUADRO DEL PIRANESI

....Ma erano anche i tempi in cui i Sanfedisti scendevano dalla Lucania e dal Cilento dopo le repressioni sanguinose d Picerno, e qualcuno bussò con il calcio del fucile contro le porte del palazzo e uno, più violento, sferrò un calcio contro la porta della stanza della Marchesa si che se ne mostrano ancora le impronte per più anni. Memorie, leggende, avventure scomparse per sempre senza lasciare alcuna traccia di sè nella letteratura di questa soda e dura gente lucana che seppe dare economisti e filosofi, pensosi delle sorti e della felicità dell'umano consorzio....

Paestum, luglio 1934
Amedeo Maiuri in Passeggiate Campane, Hoepli - Milano - 1937 e 1940

 

Si affaccia sulle acque tirreniche del golfo di Salerno la colonia greca di Posidonia, che gli Italici e i Romani ribattezzarono Paestum. E' una delle fondazioni di Magna Grecia oggi più parlanti all'immaginario collettivo per i ruderi monumentali dei suoi tre grandi templi dorici. Estremamente succinta  sulla storia della città è, infatti, l'informazione che ci viene da Strabone (V. 251):
Dopo la foce del fiume Silari, si giunge alla Lucania e al santuario di Hera Argiva.... Vicino a cinquanta stadi, sorge Poseidonia. I Sibariti avevano alzato fortificazioni sul mare, ma gli abitanti si trasferirono più verso l'interno; più tardi i Lucani presero la città e i Romani, a loro volta, la presero ai Lucani.

Il fiume Silari è l'odierno Sele, dove i Posidoniati, presso la sua foce, costruirono un famosissimo Herorian, cioè il santuario di Era. Proprio a 50 stadi (cioè a 9 km) di lontananza sorge la colonia di Posidonia. Questa, appunto, è la città che fondarono i Sibariti - Trezeni che esiliati dalla città di Sibari potrebbero aver costituito il nucleo principale della colonia. Nulla sappiamo di preciso sulla data di fondazione della colonia, ma non sarà azzardato riportarla agli anni attorno al 600 a. C.
La colonia sorge su una terrazza tufacea, munita di sorgente e posta all'estremità meridionale della piana costiera del fiume Sele. Ancora oggi si possono ammirare le vestigia dei tre grandi templi dorici che, in elevato, si ergono in tutta la loro maestosità.


foto dei templi

....A Paestum si va per la meraviglia dei suoi templi, e per quello dei suoi templi che è di tutta l'architettura greca il più integro e perfetto, il tempio del dio supremo della città, di Poseidon....

Da Antica Madre Vol. 1 Mestiere dell'Archeologo
Antologia di scritti di Amedeo Maini

 

PAESTUM: il cosiddetto <<Tempio di Nettuno>>. Dedicato a Hera principale divinità dell'antica Poseidonia è databile verso la metà del Vsec. a. C.; è il tempio dorico meglio conservato dell'Italia meridionale, una tra le più alte creazioni dell'architettura greca.

 

....Entrammo nel tempio e la massa geometrica del colonnato aprì tutti i suoi spazi fra l'azzurro cupo lontano del mare e l'azzurro più aereo dei monti....

 

Paestum, luglio 1931
da ANTICA MADRE Vol. 1 MESTIERE DELL'ARCHEOLOGO, Antologia di scritti di A, Maini

 

PAESTUM; la cosiddetta <<Basilica>>. Così fu definito, a partire dal 1700, il più antico dei tre templi greci di Paestum, gaudioso edificio di ordine dorico databile verso la metà del VI a. C., con nove colonne sulla fronte e diciotto sui lati lungyhi, e la cella divisa da una fila mediana di colonne. Si tratta probabilmente, anche in questo caso, di un tempio dedicato a Hera.

 

PAESTUM: il cosiddetto  <<Tempio di Cerere>>. Databile verso il 500 a. C. è di ordine dorico, ma il pronao di ordine ionico, caso unico nell'architettura greca. Il materiale rinvenuto nelle fosse Votive attorno al tempio (statuette e graffiti) fa ritenere che fosse dedicato ad Atena.

 

Fra tante rovine monumentali, un interesse particolare riveste poi un semi-ipogeo costruito in pietra, con il solo tetto emergente dal livello del terreno, collocato all'interno di un piccolo recinto sacro e databile fra il 550 e il 510 a. C.

Di che monumento si tratta? Sembra proprio un edificio tombale; ma l'assenza delle ossa del defunto lo classifica come vuoto cenatofio, ossia come sepolcro privo di inquilino. Ma cenatofio di chi? Molto probabilmente del fondatore stesso di Sibari. Cioè cenatofio eretto dal profughi di questa città, qui riparati dopo la sua distruzione nel 520 a. C.?

 

Paestum Museo Archologico Nazionale

 

A partire dalla metà del VI sec. a. C., Posidonia istaura rapporti di cordiale convivenza con le genti indigene come testimoniano i materiali di esportazione ritrovati in località limitrofe alla piana del Sele. Peraltro, a rapporti di buona convivenza con l'elemento lucano che riportano alle famosissime tombe a lastroni, decorate nelle facce interne con pitture di stile ellenico.  Tombe, come quella del tuffatore, destinate a onorare la memoria di indigeni, anziché di coloni greci.

PAESTUM - MUSEO NAZIONALE: Vittoria alata su una biga in corsa, singolare mescolanza di iconografia greca e gusto pittorico lucano (seconda metà del IV sec. a.C.).

 

PAESTUM - MUSEO NAZIONALE: lastre dipinte della famosa "tomba del tuffatore" scoperta nel 1968. Databile verso il 480 a.C. è un raro esempio di pittura greca, eseguita quasi certamente da un artista di Paestum. Anche in questo caso sono significativi i rapporti con la contemporanea pittura funeraria etrusca. La scena dipinta sulla lastra di copertura della tomba, con il giovane nudo che si tuffa da un trampolino nelle onde del mare (o di un fiume). Si tratta probabilmente di una raffigurazione simbolica: il tuffo è la morte, il passaggio a un'altra vita, nell'ambito dei culti misterici così diffusi in Magna Grecia. Dall'alto dei pilastri che delimitano i confini del mondo il defunto si getta nella corrente del fiume OKEANOS per raggiungere le sedi sotterranee dell'altretomba.

 

SCENA DI SIMPOSIO: i banchettanti, isolati o a coppia, sono sdraiati su letti conviviali; a destra coppia di amanti, al centro un banchettante lancia del vino dalla sua coppa, secondo le regole del gioco del Kottabos.

 

Presso la foce del Sele si erge Herarion. Si tratta di un santuario, costituito da più edifici sacri, già attivo intorno alla metà del VII sec. a. C.. Il tempio principale, in ordine dorico, dedicato a Era, è però costruito poco prima del 500 a.C.

....non restano che fondazioni dei muri: un grande rettangolo che formava il muro perimetrale del colonnato esterno, nel quale è racchiuso e contenuto da muri a catena il rettangolo minore della cella....

Paestum, luglio 1934
Amedeo Maiuri in Passeggiate Campane, Hoepli - Milano - 1937 e 1940

 

Santuario di Hera Argiva alla foce del Sele: le fondazioni del tempio di Hera (fine del VI sec. a.C.). Le fonti classiche attribuiscono a Giasone e agli Argonanti la fondazione di questo celebre santuario situato a nord di Paestum e più volte distrutto e ricostruito.

 

Da esso provengono molte delle métope arcaiche (conservate presso il Museo Archeologico di Paestum), che ci stupiscono sia per la qualità di fattura e sia per la quantità di documentazione. Alla foce del Sele approdano dal mare i primi coloni di Posidonia e seguitano a mantenervi il più venerato santuario.

 

PAESTUM - MUSEO NAZIONALE: métope tardo-arcaiche dello Herarion del Sele. Decoravano il tempio grande di Hera e si datano verso il 500 a.C.. E' incerto se le coppie di fanciulle siano raffigurate in atto di danza o di fuga; sono quindi interpretate come Nereidi o Leuccippidi in fuga o come danzatrici sacre compagne di Elena.

 

....giovani donne ammantate nell'elegante costume ionico, diademate e inanelate le chiome, muovono in lieve ritmo di danza così come giravano un giorno intorno al coronamento del tempio; gli occhi socchiusi, l'uno dei bracci proteso per accompagnare l'elastico slancio del passo segnato dalle gambe flesse e dall'uno dei piedi poggiato lievemente sul terreno....

Paestum, luglio 1934
Amedeo Maiuri in Passeggiate Campane, Hoepli - Milano - 1937 e 1940

Un sito che ancora in età, si segnala come importantissima stazione di commerci posta all'incrocio fra rotte che qui convergono dal Tirreno e le due carovaniere che di qui si dipartono lungo la valle del Sele: in direzione l'una di Metaponto (lungo la via del Basento) e l'altra di Sibari (guadagnando il passo Roscigno e penetrando nel Vallo di Diano lungo la via del Tonagno).

Conclusioni:

La fondazione delle colonie greche in Occidente fu una vera e propria epopea che, a partire dall'VIII sec. a.C., vide piccoli gruppi di giovani, privi in patria di avvenire, affrontare un mare ignoto e pieno di pericoli per cercare una terra in cui costruirsi un futuro più prospero. Nacquero così molti dei centri più floridi del Mediterraneo, Taranto, Agrigento, Siracusa, Sibari, Crotone, Metaponto, ecc. che furono presto animati da un'intensa attività economica e da una vita culturale ricca e vivace. In queste città, autentici <<laboratori civili>>, si formarono artisti, filosofi, scienziati, poeti ma anche artigiani, commercianti e condottieri che cambiarono il volto al mondo antico contribuendo alla creazione di un patrimonio tecnico e intellettuale ancor oggi alla base della nostra cultura.

Massimo Valerio manfredi, da I Greci d'Occidente

 


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