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MELFI e
i suoi simboli.............
...."Noi
che ai fastigi dell'Impero Romano e degli altri regni, la sola divina
potenza sollevò oltre ciò che gli uomini avrebbero potuto sperare,
volendo rendere diplicato quanto abbiamo avuto da Dio."
...."
il castello domina la vista su tutta la città, ma non su una grande
estensione di territorio, perchè una parte dell'orizzonte è
completamente occupata dal vicino Vulture, e, la restante, da una serie
di basse colline; così che il luogo della città sembra essere stato
scelto per ragioni di sicurezza strategica"....
...."
verso il paese il largo vallo ed il muro a scarpa ne aumentano la
resistenza agli assalti mentre il ripidissimo declivo che scende fino
alla Melfia fà considerare la posizione inespugnabile dal lato della
campagna".
La
maestosità della struttura dimostra la grande intelligenza del
costruttore nello sfruttare tutti gli elementi naturali di difesa. Il
castello presenta diverse stratificazioni architettoniche:
- la terza fase vede l'intervento di Giovanni II Caracciolo (1449-1487) che si limita a dare al ponte la forma attuale abbattendo quello angioino e, soprattutto, la presente porta principale;
- l'ultima serie di lavori avviene con i Doria tra il 1549 e il 1570 con la trasformazione del maniero in palazzo governatoriale.
...."
Siamo stati ricevuti con molto riguardo dal signor Vittorio Manassei,
amministratore del principe Doria. Siamo stati fatti entrare in saloni
sontuosi che contrastano molto con i posti in cui ultimamente
abbiano alloggiato. Tutt' intorno ci sono specchi e mobili dorati, in
tutto il pieno splendore dello stile baronale italiano".
Oggi è sede del Museo Nazionale Archeologico del Melfese, istituito nel 1976 con l'esposizione di reperti archeologici datati dal IX al II secolo a. C.. Fra i vari reperti custoditi vi è il sarcofago di Rapolla della seconda metà del II secolo d. C. (ritrovato in località Albero in piano nel 1856). Decorato in Asia Minore, il candore del marmo e la bellezza delle sculture sono due elementi che danno al sarcofago un grande fascino.
Qui
per motivi politici, vengono tenuti alcuni Concili dei papi Niccolò II
(1059), Alessandro II (1067), Urbano II (1089), Pasquale II (1101).
I lavori iniziano nel 1076 e terminano nel 1153 sotto re Ruggero II d'Altavilla. La chiesa è intitolata a S. Pietro poi a S. Maria Assunta. L'impianto interno dell'edificio a croce latina. Esso è a tre navate separate da una serie di arcate a tutto sesto sorrette da pilastri quadrati. Nei secoli successivi la chiesa subisce numerosi interventi e restauri. Il più radicale risale al 1723 successivamente ai gravi danni causati dal violento terremoto del 1694. Durante l'opera di ricostruzione monsignor Spinelli fa sostituire la monumentale facciata normanna del 1153 con una nuova costruita su disegno del melfitano Nicola Pilato. E' una delle più belle facciate esistenti nella regione. Il suo lato destro è contiguo al palazzo vescovile rifatto nel 1700 da un antico edificio dell'anno Mille.
Sul lato sinistro si erge il campanile. E' l'unico elemento che non subisce cambiamenti strutturali. La sua costruzione si deve a Ruggero II che lo commissiona a Noslo de Remerio. E' il 1153. La data e il nome del re sono contenuti in una lapide posta alla base del campanile.
I
Normanni, nel decidere di rendere Melfi, capitale del loro regno, dotano
la città di fortificazioni. Roberto il Guiscardo rafforza l'antico
nucleo bizantino e, soprattutto, innalza una cinta muraria. Essa, con le
sue cinque porte, raggiunge dimensioni sconosciute per il suo periodo.
L'attuale costruzione è, però, un rifacimento successivo operato da
Giovanni II Caracciolo negli anni 1456-1460. L'unico ingresso
sopravvissuto alla violenza del terremoto del 1851 è Porta
Venosina, risalente ai tempi di Federico II.
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