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LACCO
AMENO E IL FUNGO
testi da: Ischia isola per sognare (edizione Kina Italia)
foto: Pietro Mira
Andando
da Ischia e partendo
da Casamicciola, seguendo la Via Borbonica si giunge al comune di Lacco
Ameno, in passato villaggetto di tipiche case ischitane e oggi sede di
numerosi grandi alberghi di lusso,con annesse fonti termali e
attrezzature per i bagni e i fanghi. L'appellativo di "Ameno"
fu aggiunto al nome del paese nel 1863; il borgo infatti, in precedenza
era noto semplicemente come Lacco, nome le cui etimologie più
accreditate sarebbero quella di "pietra" e quella di
"cavità", dal greco lakkos. Lacco Ameno fu la prima
località dell'isola a essere abitata dai coloni greci: era proprio qui
che sorgeva l'antica Pithekoussai, fondata nell'VIII secolo a.C. sulle
pendici orientali del Monte Vico. Le due insenature di Lacco Ameno,
quella di San Montano e a quella di Sotto Varule, accolsero il porto
commerciale greco e la valle di san Montano ne fu la necropoli.
Gli scavi condotti in loco dall'archeologo Paul Buchner hanno
confermato quanto già affermavano alcuni antichi autori circa una
colonizzazione greca guidata da Ippocle Cumeo e dal calcidese Megastene,
consentendo anche di determinarne con una certa esattezza la datazione e
di fare conoscere la vita quotidiana di questa colonia. Su Monte Vico
sono stati ad esempio rinvenuti dei bolli figulini, ovvero delle
vere e proprie etichette di due dei principali fabbricanti di ceramiche
del luogo. Ceramiche prodotte da questi fabbricanti erano in precedenza
strate rinvenute un po' dappertutto tra la Grecia e la Spagna, ma non si
era mai saputo risalire all'origine ischitana dei reperti. dalle tombe
ritrovate nella necropoli si sono invece tratte monete, vasi e armi che
permettono di ricostruire un quadro pressochè esatto degli antichi
abitanti dell'isola, che in seguito si sarebbero in parte trasferiti
sulla terraferma all'epoca della fondazione di Cuma.
La necropoli ha dimensioni non trascurabili: la parte attualmente
scavata ha un'estensione di 1200 metri quadrati e contiene oltre 1300
tombe che risalgono a un periodo databile tra il VII e il II secolo a.C.
In epoca romana, sul medesimo sito in cui era sorta in passato
Pithekoussai, venne fondato un insediamento chiamato Eraclio, molto
probabilmente a causa della presenza sul suo territorio di uno scomparso
santuario in onore di Ercole (ovvero Eracle). In quel periodo dovettero
essere edificate diverse ville patrizie sulle pendici del Monte Vico, e
nella zona occidentale del promontorio sono ancora visibili i resti di
tre vani con pavimenti a mosaico. Ma l'elemento più caratteristico del
paesaggio di Lacco Ameno, quello che per primo cattura l'attenzione del
visitatore, è certamente il cosiddetto Fungo, una curiosa roccia
tufacea cui l'erosione marina ha dato la forma caratteristica da cui
trae il nome, mentre anticamente era chiamata "Scoglio della
Triglia" per la pesca che vi si faceva nei paraggi. La sua forma
bizzarra fornì lo spunto per una toccante leggenda che ne spiegherebbe
le origini: due giovanissimi innamorati, avversati da parenti e
genitori, tentarono la fuga per mare, ma morirono nell'impresa. Nel
punto in cui annegarono sorse allora il Fungo, a imperituro ricordo del
loro amore. La spiegazione delle origini di questo famosissimo elemento
del paesaggio ischitano è in realtà molto più prosaica e va fatta
probabilmente risalire a un'eruzione lavica del vicino Monte
Rotaro. Il masso è alto 10 metri e a partire dal 1987 si è dato avvio
a un progetto di consolidazione per evitare che venisse distrutto dal
continuo lavorio degli agenti atmosferici, aiutati dalle correnti e
dalle vibrazioni generate dalle imbarcazioni a motore.
Un'altra leggenda tramandata da più di 700 anni a Lacco Ameno
riguarda la patrona dell'isola, Santa Restituta, una matrice cartaginese
le cui spoglie, abbandonate in mare a bordo di una barca, sospinte dal
vento e sorrette da un letto di gigli, avrebbero toccato la baia di San
Montano il 17 maggio, intatte malgrado le molte giornate passate in mare
e fra le tempeste. Anche in questo caso la spiegazione dell'arrivo delle
reliquie della santa cartaginese sulle rive ischitane è più prosaica:
vi vennero infatti probabilmente portate nel V secolo d.C. da fuggiaschi
provenienti dall'Africa settentrionale, esuli in seguito alle invasioni
dei Vandali. Il Santuario di Santa Restituta è il fulcro religioso
della città e si può far risalire a una basilica paleocristiana sorta
intorno al IV-V secolo d.C. Nel 1036 venne eretta sui resti della
basilica una nuova chiesa, modificata nel Trecento e ristrutturata nel
Settecento. Distrutta dal grande terremoto del 1883, fu riedificata così
come oggi si presenta.
Al suo interno, dietro l'altare, vi è una statua lignea dorata di Santa
Resituta, di realizzazione rinascimentale, mentre sotto l'altare un'urna
custodisce le reliquie della santa. A fianco della struttura più antica
sorge una costruzione moderna, con una facciata dal 1910. All'interno di
questa chiesa moderna sono custoditi i dieci quadri di Ferdinando
Mastroianni raffiguranti il Martirio della Santa. La torre
annessa al complesso ecclesiastico ospita oggi il municipio di Lacco
Ameno. Una curiosità: tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo i
vascelli ischitani che trasportavano il vino in Sardegna e in Corsica
rendevano omaggio alla patrona facendo una sosta presso l'isoletta di
Mortorio, nei pressi di Porto Cervo, per raccogliere gigli che vi
nascevano e offrirli alla santa al ritorno a Ischia. Tra le altre
attrazioni turistiche di Lacco Ameno, oltre al Museo Archeologico di cui
si dirà nel prossimo capitolo, vale la pena ricordare almeno Zaro,
raggiungibile partendo dal Monte Vico, che offre la vista della più
estesa colata lavica dell'isola. Se l'ambiente naturale non è più
selvaggio come descriveva Alfred Rittmann, il paesaggio, i panorami e la
magnifica vegetazione del luogo lo rendono senz'altro degno di una
visita. Spettacolari anche i panorami che si possono godere dalla
quattrocentesca Torre Saracena posta sulla sommità di Monte Vico. Fu in
parte anche grazie a questi panorami che a partire dagli anni
Cinquanta, e sempre più negli anni Sessanta, Lacco Ameno si conquistò
il titolo di comune più chic dell'isola, rifugio dell'alta società
internazionale come lo erano Saint Tropez, Cortina e una manciata di
altre località sparse per il mondo.
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