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IL
CASTELLO D' ISCHIA
testi da: Ischia isola per sognare (edizione Kina Italia)
foto: Pietro Mira
Il
monumento di maggiore importanza storica dell'isola d' Ischia è senza
dubbio alcuno il Castello, che tuttavia non è solo un monumento storico
e architettonico, ma, secondo una bella definizione, "una
stupefacente opera della natura e dell'uomo". Fu infatti la
natura a creare l'enorme scoglio su cui poggiano le fondamenta del
Castello, forse in seguito a un'eruzione di 50-100.000 anni fa o al
distacco della sezione rocciosa dal continente. Opera invece dell'uomo
sono gli edifici che, raccolti entro una cerchia di mura, si ergono
sull'imponente scoglio. Il primo castrum (l'avamposto) fu
edificato dai Siracusani di Gerone intorno al 474 a. C. (e infatti in un
primo momento l'avamposto fu noto come Castrum Ieronis o Castel
Girone).
Lo scoglio venne poi abbandonato per diversi secoli e
utilizzato solo come estremo rifugio dalla popolazione ischitana durante
le incursioni di pirati e briganti. La storia locale racconta che nel
1036 vi abitasse Marino Melluso, conte di Ischia. I Normanni vi
edificarono un avamposto e nel 1441 Alfonso D'Aragona ribattezzò il
Castello con il nome di Regium Castrum Isclae, lo unì alla
terraferma con un solido pontile lungo 227 metri, in sostituzione del
precedente ponte in legno, e fece costruire una galleria larga 10 metri,
intervallata da aperture romboidali. L'altra grande opera voluta da
Alfonso I fu l'edificazione delle grandi mura di cinta, iniziata nel
1425. Il Maschio (il corpo principale del Castello) fu costruito invece
sulle fondamenta di un edificio del V secolo dalla famiglia d'Avalos,
che alla fine del Quattrocento divenne signora dell'intera isola.
Ma
l'epoca d'oro del Castello di Ischia fu il Cinquecento, un periodo
inaugurato il 27 dicembre 1509 dalla celebrazione delle nozze della
principessa Vittoria Colonna, bellissima e appena diciannovenne, con
Ferrante d'Avalos. Mortole il marito in guerra dopo sedici anni di
matrimonio, Vittoria Colonnna, divenuta nel frattempo una rinomata
poetessa e una grande sostenitrice delle arti, visse per altri sedici
anni al castello circondandosi di ingegni e spiriti elevati:
Michelangelo, suo grandissimo ammiratore, diede l'assetto e la forma
definitiva a una delle torri del Castello, l' Ariosto compose parte del
suo Orlando Furioso durante la permanenza al Castello, in cui
soggiornarono anche Annibal Caro e il Bembo. In questo periodo il
Castello fu il centro politico, religioso e culturale di tutta l' isola:
era qui che si trovavano il vescovo con la sua Cattedrale, il principe
con la sua corte, i cenacoli e gli uomini di cultura. All'apogeo del suo
splendore il Castello ospitava più di cinquemila persone e tredici
chiese. Il suo declino ebbe inizio intorno alla fine del XVII secolo,
per arrivare nel Settecento a essere abbandonato a favore della
terraferma.
Nel 1809 la flotta inglese ai comandi dell'ammiraglio Nelson
tentò di sottrarre lo scaglio ai francesi, ma il tentativo di stanare
la guarnigione transalpina portò al cannoneggiamento e alla quasi
completa distruzione della cattedrale. Indemaniato dal Ferdinando I di
Borbone, nel 1823, dopo che gli ultimi civili lo ebbero abbandonato, il
Castello venne trasformato in carcere e a partire dal 1851 accolse una
colonia di detenuti politici, tra cui Carlo Poerio, Nicola Nisco e
Tommaso Pironti. La liberazione dei prigionieri risorgimentali avvenne
nel 1860 per opera di Giuseppe Garibaldi, che poco tempo dopo fece
ritorno a Ischia, questa volta per sottoporsi a una terapia termale. Il
Castello continuò a fungere da carcere fino al 1890. Seguì un nuovo
periodo di abbandono, dopodichè lo Stato decise di mettere in vendita
l'isolotto, che venne acquistato dall'avvocato Nicola Mattera. La
famiglia Mattera è tuttora proprietaria del Castello.
La Cattedrale dell'Assunta sorse nel 1301 per opera degli abitanti
dell'antica Geronda in stile romanico, ma venne trasformata in un
edificio barocco tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo. Fu
probabilmente edificata sulla primitiva cripta sottostante, e proprio
nella cripta conserva a tutt'oggi, nonostante distruzioni operate dai
cannoneggiamenti inglesi del 1809, il proprio nucleo originario, dove
sono visibili tracce di affreschi della scuola di Giotto. I quello che
rimane della abside restano ancora alcune stuccature di pregevole
fattura, oltre all'altare in pietra e ai pilastri in cui vennero murate
le colonne originarie in occasione della ristrutturazione del 1695. Fu
in questa chiesa che si celebrò il matrimonio di Vittoria Colonna con
Ferrante d'Avalos e sul suo frontespizio Federico d'Aragona, prima di
lasciare l'isola, fece incidere a lettere d'oro un'iscrizione in cui
ricordava la fedeltà ischitana agli aragonesi.
La Chiesa dell'Immacolata, l'ultima dell'isolotto a essere abbandonata,
si staglia alta e bianca e, nell'interno restaurato, ospita mostre e
incontri. Da notare l'impianto a croce greca e soprattutto l'elegante
cupola sorretta da quattro pilastri, perfettamente riconoscibile anche a
distanza. All'edificio, eretto nel 1737 per volere della badessa madre
Battista Lanfreschi, era annesso un convento delle Clarisse fondato nel
1575 e soppresso con le leggi murattiane nel 1801, quando le suore di
ritirarono nel convento di Sant'Antonio dove si estinsero nel 1911. Vi
vivevano le giovani di famiglie altolocate che, non avendo a
disposizione una dote che permettesse loro di trovare marito, vi
venivano relegate. Nei sotterranei del convento si trova l'ossario delle
monache, dove si possono vedere i piuttosto macabri seggi in pietra,
detti scolatoi, dotati di un foro centrale su cui le monache
venivano poste dopo la morte e lasciate a decomporsi: ogni giorno le
ospiti del convento venivano portate in visita alle mummie perchè non
dimenticassero la caducità della vita terrena. Questa discutibile
tradizione, proseguita sino a pochi decenni fa, è stata proibita dal
vescovo che ha imposto la sepoltura delle monache in terra consascrata.
Tra gli edifici degni di nota sul grande scoglio vale certamente una
visita il tempietto di San Pietro a Pantaniello, fatto costruire "de
integro ad integro di pietra da taglio" nel 1547 dal notabile
isolano Dionisio Basso per offrire una dote al figlio, il reverendo
Pompeo. L'edificio, eretto a riedizione della chiesetta che sorgeva in
precedenza sul pantano, il porto odierno, ha pianta perfettamente
esagonale, con finestre panoramiche su tutti i lati, e sorge a monte
dell'antica cattedrale. Più sopra ancora si trovano le Carceri, cui si
accede da una bassa porta corazzata ricavata nel muro di cinta.
L'atmosfera, come è dato immaginare, è assai opprimente nonostante il
luogo non ospiti più detenuti da oltre un secolo. L'edificio venne
eretto nel Quattrocento, ma non se ne conosce la funzione originaria. La
terrazza esterna ospita un caffè dal quale si può godere un magnifico
panorama sulla Torre Guevara, l'area che ospitava il Giardino delle
Ninfe in cui il Boccaccio ambientò la sesta novela del Decameron,
gli scogli di Sant'Anna e la spiaggia Cartaromana con i famosi bagni.
L'isolotto è visitabile ogni giorno, dietro pagamento di un biglietto
d'ingresso. Sono a disposizione anche degli ascensori per la salita (il
Castello raggiunge al vertice i 76 metri sul livello del mare), ma e
consigliabile ascendere a piedi per godere appieno il panorama e gli
scorci di questo eccezionale ambiente naturale e storico. Purtroppo non
è possibile visitare la parte originale del Castello vero e proprio,
quella in cui visse Vittoria Colonna con la sua corte di artisti,
scrittori e letterati, andata progressivamente in rovina dopo le
distruzioni del 1809 e mai adeguatamente restaurata.
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