Domenica 23 novembre 1980 è una data che tutti vorrebbero cancellare dalla memoria , ma è destinata a rimanere impressa nei nostri ricordi finché saremo in vita . Era stata una giornata insolitamente calda per quel periodo dell'anno , con tanto sole e con i cappotti messi da parte per il clima stranamente mite .  Alle 19.38 , quando molta gente si accingeva a ritornare a casa per la cena dopo la consueta passeggiata domenicale , quel giorno più a malincuore del solito visto il bel tempo , si è cominciato a sentire lontano un rumore come di pietre scaricate con forza da un camion . Mentre questo rumore cresceva sempre più , c'era nell'aria un insolito silenzio . Improvvisamente si è percepito chiaro il rumore di vetri che si spaccavano cadendo a terra in cocci ed il rumore di sottofondo si è trasformato in un grande boato , come lo scoppio di una bomba . Le luci del paese si sono prima affievolite e poi spente del tutto . Il suolo ha cominciato a muoversi in maniera spaventosa ed incontrollabile sotto i piedi dapprima da destra a sinistra , con movimento ondulatorio , poi dal basso in alto , con movimento sussultorio , per due lunghissimi minuti . Nonostante la mancanza di luce elettrica , la luna piena splendente in un cielo terso da nubi e pieno di stelle ha permesso di vedere tutto ciò che stava succedendo : case che si avvicinavano quasi ballando e poi scosse vigorosamente , muri e tetti che cadevano , rumori di cose che andavano in frantumi e poi , alla fine , il sollevarsi di un grosso polverone , fittissimo come la nebbia padana , che ci ha messo molti minuti per diradarsi quando tutto era finito . Il ritorno della luce elettrica ed il diradarsi della fitta polvere ha trovato i ruvesi riuniti in piazza Bologna , in piazza Ungheria ed in Piazza Cavour sbigottiti , spaventati , in preda al pianto ed al panico : tanti gridavano perché non riuscivano a trovare i loro cari . Nell'accendere le radio delle automobili si aveva la conferma di ciò che si era percepito : un fortissimo terremoto aveva colpito l'Irpinia e la Basilicata e si restava in attesa di ulteriori aggiornamenti . Nel frattempo quelle che in gergo tecnico si chiamano scosse di assestamento continuavano a susseguirsi l'una dietro l'altra e la gente , dopo il panico iniziale e dopo essersi ritrovata , cominciava ad organizzarsi per passare fuori , prevalentemente in macchina , la prima di tante notti , nel corso della quale , grazie alla radio , si aveva consapevolezza delle dimensioni di una tragedia che aveva colpito e distrutto tanti paesi : Pescopagano , Balvano , Muro Lucano , Laviano , Lioni , Conza della Campania , Sant'Angelo dei Lombardi , Calitri . Si susseguivano notizie di paesi distrutti e di morti sotto le macerie . Sotto questo aspetto Ruvo era stata fortunata grazie al fatto che , con la bella giornata , molta gente era fuori casa , e grazie al sottosuolo di tufo ("a pret' ra Maronn") che aveva attutito le onde sismiche ed aveva consentito a molti di uscire di casa e mettersi in salvo . Per i credenti , ma anche per tanti non credenti, la mano protettrice di San Donato Martire aveva evitato a Ruvo lutti e distruzioni peggiori . Il sorgere del primo sole dopo il catastrofico evento  portò alla luce un paese quasi del tutto distrutto : ancora abbiamo davanti agli occhi l'enorme voragine della Chiesa Madre ed i vicoli pieni di detriti del centro storico . Un po' meglio era andata per la zona di basso Ruvo , che comunque presentava grosse lesioni che la rendevano quasi del tutto inabitabile . Si aveva la certezza che non vi erano stati morti ma solo qualche ferito , anche se poi giungeva la triste notizia che quattro ruvesi erano deceduti sotto le macerie in altri comuni : Antonietta Vodola a Laviano , Vito Capassi , Rosa Guerra ed il piccolo Giuseppe Capassi a Sant'Angelo dei Lombardi . I giorni successivi furono quelli della prima emergenza e che videro l'arrivo dell'esercito , di volontari (ricordiamo il Comune di Bologna , successivamente gemellato con Ruvo del Monte , a la Caritas) , di abiti pesanti e generi commestibili ; videro la ricognizione delle abitazioni e l'arrivo di varie roulottes sistemate nelle piazze per alloggiare le famiglie senza tetto e proteggerle dai rigori dell'inverno . Alcune famiglie , dopo le verifiche tecniche , furono ospitate presso la scuola , presso l'ambulatorio e presso il circolo parrocchiale , poi diventato chiesa per ben diciassette anni , sino al 1997 , anno di riapertura della Chiesa Madre . Nel frattempo arrivò il primo Natale che vide l'allestimento di un presepe e  la celebrazione della messa sotto una tenda dei volontari . Fu  poi un lento ritorno alla normalità , scandito negli anni da altre numerose scosse più o meno forti , dal trasferimento di famiglie nei prefabbricati installati a  San Nicola e Macchia La Corte , dal progressivo ritorno nelle case meno lesionate e dalla ricostruzione del paese , con l'apporto di contributi statali , sino a quanto è visibile oggi ai nostri occhi. In questa pagina ricordiamo quei tristi e difficilissimi giorni , con queste notizie e con le foto scattate subito dopo il sisma ,  e li facciamo conoscere a chi non c'era  nella speranza che non li possa mai vivere . Ricordiamo che a causa del sisma del 23 novembre 1980 Ruvo del Monte ha avuto distrutto o gravemente danneggiato il 95% del proprio patrimonio abitativo e che , ad oggi , a Ruvo del Monte sono stati corrisposti 68.585.000.000 di vecchie lire di fondi statali per la sua ricostruzione . Allo stato attuale la ricostruzione è al 90% e sono stati emessi a favore dei proprietari per la ricostruzione degli immobili circa 600 buoni contributo , comprese le contrade rurali .     

Roberto Di Napoli

 

LE FOTOGRAFIE SONO STATE MESSE A DISPOSIZIONE DELLA PRO-LOCO DA GIANNA SANTORO E FANNO PARTE DELLA SUA COLLEZIONE PERSONALE . 

 

DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA (EDIFICI SACRI)

DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA (ALTRE COSTRUZIONI)

LE PRIME SISTEMAZIONI PROVVISORIE

IL PRIMO NATALE (25/12/1980)

TORNA A RICORDI