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IL TERRITORIO DEL COMUNE DI RUVO DEL MONTE TRA STORIA E SOPRUSI ARBITRARI
(Articolo già pubblicato sul "Notiziario Ruvese" e qui arricchito di ulteriori spunti di riflessione)
Osservando gli attuali confini “ufficiali” del Comune di Ruvo del Monte viene immediatamente alla luce che c’è qualcosa che non va : come mai , infatti , mentre da secoli sono i corsi d’acqua o i valloni a fare da confine naturale tra Stati , Regioni e Comuni , questo non avviene per delimitare il territorio comunale di Ruvo del Monte , oggetto di strane ed arbitrarie “insinuazioni” ben poco rispettose delle delimitazioni poste da madre natura e , guarda un po' , tutte riguardanti zone ricchissime di risorse boschive o le più idonee per esposizione alla coltura del grano e della vite? E poi il territorio attuale rispecchia quello che storicamente è sempre stato il Comune di Ruvo del Monte ? Evidentemente no , e la ricerca storica ce lo dimostra . Come è noto , infatti , le scoperte archeologiche degli anni scorsi ci hanno permesso di provare l’esistenza di Ruvo del Monte già dall’VIII°-VII° secolo A.C. e la sua origine antichissima è provata anche da citazioni da parte di autorevolissimi autori latini , quali Virgilio , Tito Livio e Silio Italico , nelle loro opere più famose . E’ risaputo anche che San Fele , il cui territorio comunale è vasto ben 9800 ettari , ebbe origine solo nel 969 D.C. e neppure come centro abitato (ciò avvenne solo successivamente) , ma come roccaforte fatta costruire da Ottone I° di Sassonia , Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico , a difesa della Valle di Vitalba contro gli assalti dei Bizantini . Poiché nota è la disputa tra San Fele ed Atella , risolta a favore dei primi solo nel 1895 , per il possesso di Pierno e dei territori circostanti , il restante territorio da Pierno sino all’Ofanto , non oggetto di alcuna contesa , a chi era appartenuto prima del sorgere di San Fele come centro abitato ? Sicuramente a Ruvo del Monte , e ciò può essere provato senz’ombra di dubbio . Innanzitutto sono gli stessi sanfelesi ad ammetterlo . Infatti nell’Archivio di Stato di Napoli vi è conservata una memoria dell’avvocato D. Francesco Saverio Pepe dal titolo “Maurelle” , pubblicata il 22 maggio 1794 , dove a pagina 18 si dice : “…viene annunciata un’annosa lite agitata tra l’Università di Ruvo e quella di San Fele , pretendendo la prima fin dall’anno 1512 di essere mantenuta nella perfetta comunione del territorio sanfelese per la potentissima ragione , tratta dalle prove della stessa Università di San Fele , di essere stata questa edificata nel territorio di essa città di Ruvo , antichissima…” . Dette prove , portate dai sanfelesi , furono determinanti per la sentenza a favore di Ruvo i cui abitanti furono autorizzati a “…pascere , sumere , cum eorum animalibus acquare , pernoctare et ligna incidere , dummodo non a radicibus , nec arbores fructiferas in toto territorio S. Felicis , exceptis tamen defensis…” , furono cioè autorizzati ad utilizzare per le loro attività di sostentamento il territorio del Comune di San Fele in comunione coi sanfelesi poiché , come da questi provato , San Fele era stata edificata nel territorio di Ruvo del Monte . Vi è poi un ulteriore prova storica , rinvenibile nell’opera di Schipa “Il Principato di Salerno”-Archivio Storico Per Le Province Napoletane” anno XII , fascicolo I , 1887 ed in quella di Camillus Peregrinus “Historia Longobardorum” : si tratta della divisione del vecchio Stato Barbarico di Benevento , avvenuta nell’ 849 D.C. in seguito alla feroce lotta interna tra Radelchisio , duca di Benevento , e Sichinulfo o Siconolfo , conte di Acerenza , in due principati distinti . Il primo era quello di Benevento , che in Lucania conservò tutta la fascia orientale tra Pesco di Rago , l’Ofanto , il Vulture ed Acerenza ; l’altro era il nuovo principato di Salerno comprendente l’intera Contea di Conza e tutto il territorio di Ruvo , che ne faceva parte , secondo gli antichi confini “… i quali passavano ancora per il versante occidentale del Vulture e per l’alta fiumara di Atella , in direzione della catena degli Appennini…” . E’ quindi evidente che il territorio di Ruvo del Monte fin dai tempi protostorici e poi in quelli storici dai Sanniti a Roma è stato sempre ricompreso tra il torrente Liento , il fiume Ofanto , la fiumara di Atella , i pendii più alti dell’Appennino , sicuramente anche a destra del torrente Bradano , dove poi sorse San Fele , sino al torrente Vonghia che faceva da confine con il monte Pierno e le sue pertinenze , appartenenti ad Atella . Anzi , a proposito della Fiumara di Atella , è storicamente noto il desiderio dei Frati dell'Abbazia di San Michele Arcangelo a Monticchio di portare i confini dei loro tenimenti sino alla linea del Trepi (Fiumara di Atella) , cosa che poi finalmente ottennero , e da ciò si evince senza ombra di dubbio che addirittura il territorio del Comune di Ruvo del Monte andava ben oltre la Fiumara di Atella fin sotto il monte Vulture . E se è vero che Ruvo del Monte abbia dovuto pagare il dazio di perdere parte del suo territorio a favore del nuovo Comune di San Fele , è altrettanto evidente che ciò deve essere per forza avvenuto rimanendo nell’ambito di limiti naturalmente segnati , quali i fiumi ed i torrenti o le scanalature tra i monti . Ed allora perché le attuali “storture” ? Ancora una volta ci soccorre la storia ed i suoi documenti , nonché le prove giuridiche di dispute tra Comuni risolte riconoscendo il buon diritto dei ruvesi ad amministrare il loro storico territorio comunale . Tra queste ultime ricordiamo la decisione del Re di Napoli del 1833 con la quale si riconfermava ai ruvesi il diritto agli usi civici sulle Maurelle , e prima ancora la sentenza del Commissario di Gioacchino Napoleone , Re di Napoli , del 01 dicembre 1811 con la quale , oltre a ribadirsi il pieno diritto del possesso di Cerrutolo da parte di Ruvo del Monte , si riprende un’altra sentenza del 02 luglio 1780 con la quale si era determinato che “…le Montagne di Pisterola dovessero dividersi tra i Comuni di Ruvo e S. Fele…” , e la sentenza regia del 21 settembre 1813 nella quale si riconosce il pieno diritto di Ruvo al possesso di Bucito “…il quale era usurpato al Demanio di Ruvo e con artificio si era protestato nel catasto di Atella…” . Importantissimi documenti storici sono la legge del 02 agosto 1806 eversiva della feudalità , emanata da Giuseppe Bonaparte , che definiva i confini dei comuni di San Fele , Ruvo del Monte ed Atella , i cui territori vennero ad essi definitivamente assegnati dal suo successore Gioacchino Murat , e l’ordinanza del 1810 del commissario ripartitore Angelo Masci , regio procuratore generale della Corte di Appello di Altamura , nominato dal re per dirimere definitivamente ogni vertenza su tale argomento . Ebbene nell’ordinanza Masci si assegnano definitivamente a San Fele i territori di Squadro , Armatieri , Masone , Palazzolo , Pierno , Difesa , Pietracupa , Bradano , Pantani ed altri piccoli latifondi . Dai documenti storici sopra riportati , che sono definitivi sull’argomento , si rilevano varie incongruità con la situazione attuale : 1. Perché , se viene definitivamente riconosciuto a Ruvo il diritto di possesso di Bucito , con il riconoscimento della fraudolenta iscrizione di questo nel catasto di Atella , vi è ancora oggi un ampia fetta di tale territorio che appartiene indebitamente al Comune di Atella ? 2. Perché , se da un lato è del tutto evidente che Piano Marico e la parte sottostante ad esso , e la Contrada Molara sono di pieno diritto appartenenti a Ruvo del Monte , ancora si vedono cartine topografiche in cui il confine tra Ruvo del Monte e San Fele è dato dalla strada interpoderale che porta alla Montagna (addirittura è possibile trovare carte nelle quali il cimitero di Ruvo del Monte si trova in territorio di San Fele (!)…) ? 3. Perché , se da un lato l’ordinanza Masci , che stabilisce in maniera definitiva i confini dei territori dei Comuni di San Fele , Ruvo del Monte ed Atella , non nomina come appartenenti a San Fele i territori di Pennazzo , Ningolo , Vigne e Mulini di Ruvo , questi sono oggi in Comune di San Fele e non , legittimamente , nel territorio di Ruvo del Monte (avendo quindi , come è ovvio , il confine naturale al torrente Bradano) ? 4. Perché , se da un lato la stessa ordinanza Masci , con riferimento alle Maurelle , le definisce per un’estensione di tomoli 532 , di cui tomoli 256 vengono assegnati al Comune di San Fele e tomoli 276 (una parte più grande , dunque) al Comune di Ruvo del Monte , le carte topografiche riportano quasi tutta l’estensione in Comune di San Fele (addirittura l’ultima “toppa” dei Fronti di Ruvo (!) , Toppa Maurelle , sarebbe in territorio del Comune di San Fele) ? 5. Perché don Giuseppe Ciampa , del quale nessuno ha mai messo in dubbio l’attendibilità della ricerca storica , nel suo libro “Ruvo del Monte – Notizie Storiche” del 1959 , descrivendo il territorio del Comune di Ruvo del Monte lo delimita con precisione compreso tra Liento , Ofanto , Fiumara di Atella , Bradano e lo sperone appenninico che culmina con Toppa Pisterola (m 1310) e Toppa San Pietro Aquilone (m. 1200) , senza , dunque , “insinuature” varie entro i limiti naturali , richiamando la montagna di Pisterola che , come detto , sin dal 1780 era stata divisa tra Ruvo e San Fele , e riconducendo nel territorio di Ruvo del Monte , come è ovvio che sia , la Toppa Maurelle che definisce “…al confine con il territorio di Atella (!)… ? Ma non solo : da una Topografia Generale del Tenimento di Ruvo rinvenuta negli archivi ufficiali e risalente al 1816 (cioè dopo la fine di tutte le controversie territoriali che era stata segnata dalla sentenza del Commissario Ripartitore Angelo Masci) , e quindi raffigurante la conformazione definitiva del territorio ruvese , si evince chiaramente la delimitazione naturale Liento , Ofanto , Fiumara di Atella , Bradano , Montagna senza insinuazione alcuna , anzi , con la chiara delimitazione di Bucito , delle Maurelle e di Toppa Pisterola e San Pietro Aquilone interamente nel Comune di Ruvo del Monte . Inoltre è noto che la Famiglia Saraceno di Atella ha acquistato parte del Bosco Bucito nel 1816 (anno cui risale la topografia di cui sopra) , acquistando , cioè , tale proprietà in Demanio di Ruvo del Monte e portandola fraudolentemente (per comodità personale) nel Catasto di Atella , come è stato poi dimostrato e riconosciuto con l'attribuzione al Comune di Ruvo del Monte , che sempre aveva esercitato i propri diritti in quell'area , di un terzo della proprietà acquistata a titolo di risarcimento , SENZA CON CIO' NULLA MODIFICARE IN TERMINI DI APPARTENENZA DELL'INTERA AREA DI BUCITO AL COMUNE DI RUVO DEL MONTE STESSO (se una persona residente a Roma compra una casa a Milano , forse questa passa in Comune di Roma?) .
Viene spontaneo pensare che gli errori (perché di questo si tratta) o , peggio , le usurpazioni in mala fede , siano sorti a livello catastale e siano perdurati grazie alla completa insensibilità e disattenzione su questo problema da parte delle autorità istituzionali ruvesi nel corso di tanti anni , evidentemente distratte da altri e più importanti problemi : eppure si ha notizia che molti anni fa , durante le consuete riunioni tra Sindaci in occasione dei censimenti periodici per certificare i confini dei territori comunali confinanti , ci sono state numerose manifestazioni di disaccordo da parte del Comune di Ruvo del Monte di fronte ai soprusi arbitrari di qualche Comune confinante . Penso , tuttavia , che sia ancora possibile rimediare , anche perché il catasto non costituisce titolo alcuno di proprietà , perché non vi è prescrizione , decadenza o usufrutto che si possa far valere nell'ambito delle pubbliche delimitazioni territoriali e perché , come si è evidenziato , basta un minimo di volontà e di ricerca storica per risalire alla verità delle cose . Certo , non è che bisogna per forza ritornare a quello che originariamente e storicamente è stato il territorio di Ruvo del Monte , ma bisogna comunque adire le sedi opportune per ricondurre il Comune di Ruvo del Monte nel pieno diritto del suo naturale territorio e per impedire certe storture cartografiche che , col passare del tempo , rischiano di diventare definitive . Questo studio vuole essere , oltre che sprone a risolvere in via ufficiale questa annosa questione , anche uno spunto di riflessione e di ulteriore approfondimento per tutti coloro i quali vogliono apportare opinioni , testimonianze e documenti storici , al momento non conosciuti sull’argomento , che possono servire all’impianto probatorio fin qui non indifferente . Non è questa una questione di mero principio , ma è il rispetto della storia e dell’identità di tutti i ruvesi , le quali si sono dimostrate e si dimostrano degne della più alta attenzione . L’incuria su questo problema ci potrebbe portare anche a svegliarci un giorno ritrovandoci con il Convento di Sant’Antonio in Comune di San Fele …
Roberto Di Napoli
RUVO VISTO DAL SUO TERRITORIO
(*Foto di Barbara Salvatori)
IMMAGINI DEL TERRITORIO DI RUVO (Cerrutolo , C.da Difesa , Casalino , Liento , Cupone , Serra Del Salice , Fronti , Sant'Elia , Maurelle , Bucito , Colli Storici Di Ruvo , Valloni , C.da Molara , Fiumara Di Atella)
IMMAGINI DEL TERRITORIO DI RUVO (Bucito , Terzo di Bucito , Sant'Elia , Fronti , Ciavè , Finaita)
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