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Lettera di Giuseppe Carrieri
a Giuseppe Michele Giannattasio sui fatti di Ruvo del Monte del 10
agosto 1861 datata 14 agosto 1861 (Giustino Fortunato "Diarii
Rioneresi" Soc. Nap. Stor. Patr.)
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L'Assalto
A Ruvo Raccontato Da Carmine Crocco Nella Sua Autobiografia
Il
"Libro dei Defunti" del 1861

Mappa
del Territorio del Comune di Ruvo del Monte , da cui è possibile
ricostruire i movimenti dei briganti e delle truppe regolari
(e da cui appare palese la arbitraria sottrazione di parti del
territorio stesso rientranti nei confini naturali del Comune di Ruvo
del Monte) |
Sulle cause del brigantaggio
molto si è scritto in sedi più autorevoli ed appropriate di questa
, ed a quelle si rimanda per un eventuale approfondimento . Basta
qui ricordare che , dopo il 1860 , la disillusione
seguita nel Meridione successivamente all'Unità d'Italia , a
seguito della scacciata dei Borboni e dell'insediamento dei nuovi
regnanti di Casa Savoia , portò un generale malcontento che ,
abilmente cavalcato da chi aveva grossi interessi personali da
difendere (un poco come avviene ai giorni nostri) , determinò il
nascere ed il dilagare del fenomeno "brigantaggio" ,
sedato con non poche difficoltà , con pochi scrupoli e con molto
sangue sparso , spesso innocente , da parte dell'esercito
"piemontese" . Determinò inoltre la fama , e spesso il
mito e la leggenda , di personaggi come Carmine
Donatello Crocco ,
il "capo" per eccellenza , o Ninco Nanco . Per quanto
riguarda l'argomento specifico , la Basilicata ed il Vulture
soprattutto furono il teatro di azione delle bande dei briganti , e
Ruvo del Monte , per la sua posizione e per la sua importanza come
centro di particolare rilievo a quei tempi , non fu
risparmiata dalla furia e dai saccheggi di Crocco . Nell'estate del
1861 "il Generale" Crocco veniva da eclatanti successi
riportati in Irpinia , quali quelli di Monteverde , Carbonara (oggi
Aquilonia) , Calitri e Sant'Andrea di Conza , dove sbeffeggiò le
truppe della Guardia Nazionale Piemontese e le loro insegne . Scrive
Michele Saraceno , autorevolissimo storico , nel suo libro "Il
Brigantaggio Post-Unitario Nella Regione Del Vulture" (Quaderni
Conoscere Il Vulture - 1985) , che "... i successi riportati in
Irpinia da Crocco dimostrarono quanto "il Generale"
fosse ancora forte e di quella forza , non ancora fiaccata ,
sperimenteranno poi altri paesi , altri reparti di Guardie Nazionali
, le truppe regolari infine . Se pure , a volte , si fece più
intenso il desiderio di riabilitazione , se talvolta lo assalì il
pensiero di costituirsi , sempre Crocco si adoperò per conservare e
consolidare le sue posizioni di forza , unico rimedio , queste ,
contro eventuali trattative unilateralmente dettate . Ed è questa
la chiave di lettura da adottare per interpretare le azioni
successive , fra cui , per citarne solo le più eclatanti ,
quelle di Ruvo del Monte e di Toppacivita . Nel luglio del 1861 ,
dal generale Della Chiesa , comandante la 16a Divisione attiva -
Salerno e Potenza - col compito di organizzare e dirigere la
repressione , veniva adottata la politica del bastone e della
carota . Il bastone avrebbe dovuto colpire duramente e
senza tregua i briganti fin nei loro rifugi più sicuri e fungere da
deterrente avverso il signore manutengolo . Così si avevano
gli scontri del 27 luglio nelle vicinanze di Lavello tra le bande e
i Lancieri di Milano ; del 29 nel bosco di Ripacandida tra i
bersaglieri , stanziati a Rionero , e la banda di Ninco Nanco ,
così veniva arrestato il 13 ottobre , e rilasciato il giorno dopo ,
Pasquale Fortunato , per dimostrare - con l'esemplarità del
gesto - che la guarentigia fattuale dell' "intoccabilità"
poteva subire delle deroghe . La carota doveva , invece ,
servire a blandire il brigante : infatti , il 3 agosto Della
Chiesa emanava un bando con il quale si prometteva un più mite
trattamento sanzionatorio a quanti si fossero spontaneamente
costituiti . Ora contro tale tattica politica occorreva fieramente
reagire . Crocco ed i suoi dovevano dimostrare di non essere
intimiditi dal bastone , né lusingati dalla carota :
da qui l'attacco a Ruvo , da qui lo scontro a Toppacivita . Il 10
agosto Crocco attaccava e conquistava , alla solita maniera ,
Ruvo del Monte , dopo che aveva dall'interno fatta iniziare
l'agitazione della plebe . Vinta la difesa della Guardia Nazionale e
di elementi della borghesia liberale , il paese veniva saccheggiato
, gli archivi comunali bruciati , 13 cittadini trucidati D.
Vincenzo Patrissi , Giuseppe Vodola , D. Pietro e D. Marco Blasucci
, D. Giovanni Musano , Rosa Papara , Michelangelo Vosa , Giuseppe
Amodio , Giovanni Tucciariello , Alfonso Traficante , Giuseppe
Pelosi , D. Francescantonio Patrissi e D. Pietro Vodola .
Un reparto di bersaglieri di presidio a Rionero , al comando del
maggiore Guardi , coadiuvato da Guardie Nazionali di Rionero e di
San Fele , rioccupava il paese , dopo però che Crocco , finito il
sacco , si era già allontanato . Giungeva da Calitri , infine ,
anche un reparto del 62° Fanteria comandato dal maggiore Du Coll
. La presenza delle "truppe liberatrici" , che
avrebbe dovuto risollevare gli animi , provocava invece nuove scene
di panico . Dal comandante del reparto dei bersaglieri veniva subito
ordinato il rastrellamento del paese e la fucilazione , senza
processo , di numerosi cittadini . Poi , lasciati i cadaveri dei
fucilati ad imputridire sul luogo della loro esecuzione, questi
convocava presso di sè i notabili ai quali perentoriamente ordinava
di provvedere ai bisogni delle truppe . E perché motivatamente si
rifiutavano , li faceva arrestare sotto l'accusa di attentato alla
sicurezza dello Stato e di complicità in brigantaggio . Tra gli
arrestati erano , oltre il capitano della Guardia Nazionale , anche
Francesco Vodola , il cui padre era stato massacrato dai briganti ,
nonché il cassiere comunale . Al processo gli arrestati
insistettero nella loro versione dei fatti che , all'incredulo
magistrato inquirente , sembrarono inverosimili fino a quando non
furono confermati anche da alcuni ufficiali del reparto dei
bersaglieri comandato dallo stesso Guardi . Costui era costretto ad
ammettere la cosa , escludeva , tuttavia , di avere impartito
personalmente l'ordine di esigere somme dai naturali di Ruvo...
tale ordine , precisò nella deposizione resa il 17 gennaio 1863
, però fu dato dal maggiore Du Coll del 62° Fanteria .
Della conquista di Ruvo da parte di Crocco poco o quasi nulla disse
non solo la storiografia dominante ( così Del Zio - Il brigante
Crocco e la sua autobiografia - Melfi , Grieco , 1903 - che neanche
con una semplice citazione allude all'accaduto ; N. Bourelly - che
solo genericamente lo riporta ; G. Racioppi - che poche righe gli
dedica: "Nella state di quell'anno la Basilicata non aveva dai
masnadieri infestato che il Melfese ; ove quell'agosto invasero Ruvo
del Monte e vi fecero uccisioni e danneggiamenti ferocissimi" ;
R. Riviello - che lapidariamente in proposito scrive : " Nel 10
agosto un'orda numerosa di briganti invadeva Ruvo della nostra
Provincia , commettendovi strage , incendi e saccheggi , e
quando accorsero le Guardie Nazionali dei paesi vicini trovarono che
i briganti di già si erano ritirati" . ) - e ciò comprova
certa capziosità storica - ma anche il cultore estemporaneo che del
brigantaggio post-unitario si è occupato . La stampa dell'epoca
citò l'accaduto marginalmente , eccezion fatta per un retorico
articolo ad esso dedicato da Laviano ( G. Laviano "Sù
lagrimevoli casi di Ruvo") . Evidente la causa : tacere la
vittoria conseguita dai "cafoni" . Altrettanto evidente la
causa del silenzio generale sul comportamento delle "truppe
liberatrici" : non voler riconoscere e far conoscere quanto
dura , spietata ed arbitraria fosse certa repressione . Detto
silenzio , inviolato per circa cento anni , veniva infranto con
indubbia onestà storica da Tommaso Pedìo , che al "caso Ruvo"
, inoltre , nega la qualifica di eccezione , dimostrando come altre
volte fosse stata adottata la stessa crudeltà repressiva ( Tommaso
Pedìo , Reazione , pag. 63 : " A dimostrare quale fosse il
metodo seguito dalle autorità militari in Basilicata è anche
l'episodio verificatosi in Trivigno dopo il sacco operato da Borjès
il 3 novembre 1861 . Il comandante del reparto militare che occupò
quel centro abitato , dopo aver fatto eseguire un rastrellamento e
fatto fucilare alcuni prigionieri , emanò un bando promettendo il
perdono ai ricercati che si fossero presentati . Dopo la
pubblicazione del bando , sino al 3 dicembre si presentarono 28
ricercati . Nonostante le promesse , la mattina del 5 dicembre 1861
, senza alcun processo , i 28 cittadini di Trivigno che si erano
spontaneamente costituiti dopo la pubblicazione del bando , vennero
fucilati per ordine di quell'ufficiale nella piazza del paese"
- ASP , Proc. vol. stor. , 275/1 , ff 19 e segg. ) . E fu
proprio in relazione al fatto di Ruvo che ebbero inizio le
difficoltà di Guardi . Questi veniva accusato di connivenza con
Crocco e di aver ricevuto parte dell'abbondante danaro che il
Generale mandava a Pasquale Catena , nella cui casa l'ufficiale
aveva preso alloggio , in cambio di notizie sui movimenti delle
truppe . Per i suddetti addebiti , il 1° novembre 1861 , il
maggiore Guardi veniva arrestato sotto l'imputazione di
tradimento e -inviato al Castel dell'Ovo in Napoli- deferito
alla Commissione Militare di Inchiesta . Da questa , in Torino ,
solo il 7 marzo 1862 , veniva assolto per l'insussistenza delle
accuse e rimesso in libertà ..." .
Foto
di Carmine Donatello Crocco |