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RUVO NEL
PENSIERO
Tra i tantissimi ruvesi, emigrati e non,
sicuramente tanti hanno dedicato dei pensieri e degli scritti al nostro
paese.
Leggiamoli insieme!! Scrivi qui anche i tuoi.
Un nostro concittadino, emigrato in Germania per vari anni, ha dedicato a Ruvo questa poesia.
Ruvo, mio dolce e lontano paese,
condannato dagli uomini moderni
alla desolazione,
i tuoi figli lavorano per il futuro altrui.
Il tuo passato di civiltà,
di umanità, di cultura,
cancellato da pochi secoli di storia
nelle mani di uomini avidi di potere.
Ruvo, terra del lucano,
pastore, agricoltore ma mai emigrato,
non vedi la vita dei tuoi giovani
in terre dal passato oscuro come il buio della notte.
Non seppero i Romani
battere l’orgoglio del libero
popolo lucano,
ha potuto di più l’odierna società.
Ruvo, i tuoi figli lavorano per il progresso,
per la civiltà altrui,
mentre tu vai verso l’abbandono,
ogni giorno più stanco.
Hai ragione, sei stanco,
i tuoi duemila anni ti rendono saggio,
sai che tutto ha splendore e miseria,
nascita e morte.
Noi vogliamo vederti rinascere,
tornare agli antichi splendori,
vogliamo vedere le tue case
piene dei tuoi figli nomadi.
Ieri l’America,
oggi l’Europa, domani, forse, l’Asia,
sarai costretto a vivere la tua vecchiaia
abbandonato dai tuoi figli.
Ruvo, non disperare,
c’è chi ti vuole bene,
c’è chi rifiuta l’errare per terre straniere
c’è chi ama ancora la vita dell’antico lucano.
E’ oggi solo, col suo gregge, col suo cane,
il suo orgoglio, il suo amore per una vita libera,
è solo col suo cuore pieno di felicità,
perché vive vicino a te,soffre con te.
Noi tutti siamo con lui,
aspettiamo di tornare a vivere insieme a voi,
lottiamo per ritornare,
speriamo e sappiamo che ci ritorneremo
a vivere per sempre tra le nostre
dolci colline, nelle nostre valli,
nella terra dei nostri grandi padri
e dei nostri felici figli.
Antonio G. 17/7/’78
A causa del
terremoto del 23 novembre 1980, le abitazioni di via Europa si sono
completamente svuotate. Su tutta la strada c’erano solo 5 case
abitate, una delle quali era quella dei miei genitori, dove eravamo mia
madre ed io perché mio padre era ancora all’estero.
Via Europa
dopo il terremoto dell’80
Case vuote
con le finestre spente
e le porte spalancate
sbattute
dal vento gelido
sibilante
come un fantasma disperato
girovago
in questa strada silenziosa
e vuota.
Unica testimonianza
di vita
due gatti
su una scalinata
tra le cui crepe
come segno di speranza
cresce l’erba.
Grazia . marzo 1982
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