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LA VITA DI OGNI PERSONA E’ UNA STORIA
Dedicato a GIOVANNI PERROTTA in occasione del suo
ottantanovesimo compleanno.
La tua storia, papà, è iniziata il 30 agosto del 1917 ,quando tua
madre ,partita dalla zona montagna, dove abitava stava andando a casa a
Ruvo, dove la famiglia si trasferiva quando era festa in paese o per
occasioni speciali.
Tua madre ci stava andando perché era al termine della gravidanza,ma il
suo bambino è nato durante il tragitto in contrada san Nicola, a poche
centinaia di metri di distanza dall’abitazione. Eri tu!
Eri il terzo di sette figli, 4 maschi e 3 femmine, di Pasquale,
grandissimo lavoratore, e di Rosa, malata di cuore e morta a soli 37
anni, quando tu ne avevi 7.
Tuo padre si è risposato con una persona che vi ha voluto bene e aveva
avuto altri 2 figli.
Hai detto che da ragazzino desideravi tanto sognare tua madre per potere
ricordare il suo viso,sognavi invece la nuova moglie di tuo padre.
Non racconti mai le tue esperienze con animosità ma con la serenità,
la riservatezza e il distacco di chi è abituato alla sofferenza senza
farla mai pesare.
Hai svolto tranquillamente la tua vita di ragazzo, lavorando in campagna
con tuo padre e i tuoi fratelli, partecipando alle feste che a volte si
tenevano in casa di amici,con tanto di “orchestina” composta da ruvesi
musicisti, partecipavi alle preghiere serali che tuo padre recitava con
la famiglia raccolta ma preferivi quando leggeva la storia o i racconti
che ancora ricordi.
Hai frequentato la scuola serale, tenuta da un insegnante che spesso con
una scusa non teneva la lezione. Ci sei andato solo fino alla seconda
classe ma hai comunque imparato quanto bastava per non dovere chiedere
ad altri di scrivere per te.
Nel 1935 hai iniziato il periodo di addestramento premilitare, a Ruvo.
Nel 1938 sei partito per Barletta dove eri componente del “corpo misto”
e dove, invece del congedo che attendevi, è arrivata la comunicazione
dell’inizio della seconda guerra mondiale.
Sei partito da Napoli per l’Egeo e sei arrivato all’isola di Coo,dove
facevi parte del 10o reggimento di fanteria “regina”, e dove
hai fatto questa foto che ti ritrae vestito da soldato ventunenne.
Sei passato poi per Rodi che ricordi come l’isola dei fiori perché ce
n’erano tanti, dove c’era il raggruppamento di soldati che sarebbe
partito per Creta che si diceva fosse l’isola imprendibile.
Ricordi che il vostro caporale maggiore piangeva, sapendo di andare
incontro ad un grande pericolo.
Siete partiti alla volta di Creta con il mare in tempesta. La fortuna
vi ha aiutato facendo si che arrivaste contemporaneamente alla flotta
inglese,di fronte alla quale i militari di Creta hanno alzato bandiera
bianca.
La vostra nave che portava i viveri era stata affondata ed eravate
completamente privi di viveri.
Vi siete sfamati con il pane secco e le olive nere conservate che avete
trovato nelle case abbandonate.
La tua permanenza a Creta è durata fino all’8 settembre 1943, quando in
seguito alla capitolazione dell’Italia e lo sbando totale ,siete stati
presi prigionieri dai tedeschi.
--Eravate venticinquemila uomini,patiti, malvestiti e con un paio di
scarpe rotte .
Il viaggio è proseguito alla volta della Grecia dove siete sbarcati al
Pireo, il porto di Atene.
Lì ti sei ammalato di pleurite e sei stato mandato all’ospedale di
Skopie in Macedonia, e dopo due mesi di degenza sei partito con una
“compagnia lavoro” formata da 40 uomini , per andare a Belgrado dove ti
sei ammalato di malaria e per questo sei stato mandato a Trieste.
Le tue condizioni di salute erano gravi e ti hanno trasferito
all’ospedale militare di Udine, dove un medico ti ha chiesto cosa
desiderassi e alla tua risposta:”un caffè amaro” aveva commentato:
“Questo ormai è finito”. Sei rimasto in ospedale per 40 giorni.
Intanto la guerra era finalmente finita ed hai potuto fare ritorno a
casa, nel settembre 1945.
A casa! Dopo 7 anni!
Pesavi 45 chili.
Di nuovo in famiglia, grazie al cielo, dove hai sentito anche le
esperienze dei tuoi fratelli:
Vincenzo, nato nel 1904,carabiniere, esonerato dalla guerra perché tre
suoi fratelli stavano combattendo.
Antonio, nato nel 1912, in Libia.
Giovanni, nato nel 1917, nell’Egeo.
Giuseppe, nato nel 1923, nell’Egeo. Ha percorso il tuo stesso tragitto
dopo di te. Cos’hai provato, papà, quando te l’ha raccontato? Era più
piccolo di te e sicuramente lo avevi nel cuore. …..E tuo padre? Quale
grande incubo avrà vissuto in quegli anni.
Hai ripreso la tua vita in famiglia con il pensiero di formartene una
tua, e ti sei fidanzato.
Dopo un fidanzamento brevissimo, durato solo 40 giorni, tu e mamma vi
siete sposati e siete andati ad abitare a casa di tuo padre, come si
usava allora.
Dopo qualche anno i tuoi fratelli e sorelle sono emigrati con le loro
famiglie e a Ruvo sei rimasto tu e una sorella.
Dici di avere sofferto per il distacco dai tuoi ma la sofferenza più
grande per te è stata quando è partito Giuseppe, al quale eri
particolarmente legato.
Tu e mamma vi siete sposati il 26 febbraio 1946.
Tempi difficili, sia perché era l’immediato dopoguerra, sia perché
nessuno di voi due aveva la serenità necessaria per iniziare una vita
tranquilla.
Il vostro è stato un cammino per molti aspetti difficilissimo, dove la
buona volontà è stata tanta per riuscire a trovare la forza per
proseguire insieme.
Avete comunque avuto il coraggio, la tenacia, la perseveranza e
l’equilibrio per guidare la vostra famiglia che vi ammira, vi stima, vi
vuole bene!
GRAZIELLA PERROTTA
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