La torre Angioina inclusa nell'iniziativa nazionale
CNR/Quotidiano Basilicata "Adotta un Monumento"

 

L' Heimat , il mio luogo natìo, la mia piccola patria  con la sua superba Torre Angioina è stata inclusa nell'iniziativa nazionale CNR /Quotidiano Basilicata "Adotta un Monumento".
Dopo tanti SOS lanciati dalle pagine del Quotidiano e del Notiziario ruvese finalmente una piccola boccata di ossigeno, un piccolo riconoscimento per chi ha sempre creduto nella Cultura e ha sperimentato progetti e programmi finalizzati all'occupazione intellettuale "ruvese" e lucana.

Per queste ragioni oggi più di prima non è  più possibile restare alla finestra con  la tanta attenzione riservata alla Basilicata  dai media e dalle istituzioni nazionali e internazionali.
Con l'iniziativa nazionale  "adotta un monumento" bisogna ricreare un clima favorevole e di grande apertura.
Bisogna superare il pudore tutto lucano.
Tante sono le Università americane del Sud e del Nord interessate ai nostri territori e alla  nostra  storia.
Staff di ricercatori sono sempre più interessati alle nostre ricerche archeologiche.
Le "ali"del   castello di MELFI   si sono arrichite     di   materiali  archeologici di indubbio e indiscusso valore scientifico,   frutto delle campagne di scavi e delle  tante necropoli rinvenute nei piccoli Comuni lucani ( Ruvo del Monte  in primis).
Sembra che qualcuno metta lo zampino per riportare a galla, dopo oltre trent'anni , tutti gli "arredi funebri" giacenti nel Museo Nazionale del Melfese.
Finalmente qualche studioso con i veri attributi  ha ripreso i lavori e le ricerche portate avanti con successo dall'allora giovane archeologo milanese Angelo Bottini ( oggiAlto dirigente del Ministero dei Beni Culturali).
Tanta  è   l'attenzione a tal riguardo di molti ricercatori stranieri, quanta  l'indifferenza delle istituzioni locali e regionali.
Forse, non tutti sanno che sta crescendo  in Basilicata una nuova schiera di studiosi di archeologia.
Sono cresciuti a dismisura gli archeologi, anche in Basilicata, nell'oblìo assoluto.
Sono lontani i tempi degli scavi della necropoli ruvese diretti dal dr. Angelo Bottini.
La sua bella carriera professionale ha avuto inizio nella campagna di scavo di Ruvo del Monte nel febbraio 1977.
Un sito sconosciuto e uno studio che ha riservato allo stesso Bottini , tante soddisfazioni e  tanto successo di critica  da parte di  grandi esperti di fama internazionale, in primis  il prof. Buck dell'Università di Alberta (Canada).
Non dimenticheremo mai la sua ricerca pubblicata sulla brochure del Comune di Ruvo(1983) e, soprattutto, la stessa  ricerca  archeologica  ripresa dall'Accademia dei Lincei.
Queste  collaborazioni e queste serie "complicità" hanno prodotto  risultati eccezionali  e hanno tenuto acceso il lumicino della  speranza di  tanti giovani studiosi lucani.
Studiosi stanchi di essere precarizzati.
Un giovane archeologo lucano, pur bravo e in grado di gestire, al meglio,  una campgna di scavi archeologici  è retribuito con 600 o 800 euro al mese.
Sono lontani i tempi dell'archeologo Bottini e del suo "capo" Dinu Adamestaunu.
Scarsi sono gli  investimenti nel settore.
Oggi molti  sono impegnati a riscoprire gli studi "etnografici" di Ernesto De Martino.
Oggi tanti "metropolitani" riscoprono  il Sud con le  sue magie ,i suoi  balli e  le sue  "tarante".
Il Salento con il suo importante festival di Melpignano  raccoglie ogni anno centinaia di migliaia di turisti.
Rivedere tanto entusiasmo e riscoprire un altro Sud è meraviglioso.
Noi che siamo stati i fautori  di ricerche antropologiche e musicali, balli e  pizziche   dagli anni settanta in poi , con  studi e iniziative di vasta eco siamo fermi.
Dopo la bella   performance dei Tarantolati di Tricarico  alla Biennale di Venezia di qualche anno fa  ci siamo quasi  arenati.
Speriamo di non naufragare negli abissi della rassegnazione.
Gli stessi "Tarantolati" si sono  ulteriormente smembrati.
Quanta ricerca e quanti approfondimenti vanificati  dal pressappochismo di oggi.
L'aver aperto tante "streets of gold" nel mondo non ha frenato il declino interno.
Aumenta a dismisura la tristezza e lo scarso entusiasmo.
Aumenta a dismisura il divario  tra "paese reale e paese legale", specie in Basilicata.
Quel fatalismo che era stato respinto negli anni settanta oggi si ripropone come per incanto.
E' inutile riprendere il dibattito sui trentenni dopo le provocazioni di Di Consoli.
Generazione di trentenni  molto " quieta ",  che, nonostante casi isolati di buone performances,  non trova stimoli e non fa nulla per continuare su quel cammino tracciato dai  tanti  giovani lucani  vissuti negli anni settanta.
Zetema e  Premio Basilicata che rappresentano il "top della cultura" in Basilicata  sono retti dai due eccellenti professionisti il Prof.  Bonsera  e l'Avv. De Ruggeri , purtroppo... avanti con gli anni.
Auguriamo loro di vivere oltre i 120 anni , ma,  siamo convinti che,  dopo di loro ci sarà  ... il "Nulla" o quasi.
Ci vorrebbe uno scossone di orgoglio lucano d'altri tempi.
L'ultimo riferimento  va al prof . Giglio dell AEDE di Basilicata.
In un contesto chiuso e  qualche volta un po' gretto dove opera la cosiddetta casta professionale  di sempre ...ritrovare persone di  grande cultura e di squisita  giovialità  ed   educazione fa  ancora bene alla nostra  igiene mentale.
Ci vorrebbe uno scossone di entusiasmo giovanile verso lo studio serio e non solo accademico  riferito alle genti lucane e alle ricerche archeologiche.
Il nostro Gruppo Archeologico Lucano si è imposto negli anni settanta  e ha creato occasioni di lavoro concreto per tanti giovani ricercatori lucani.
Grazie alla mediazione e alla grande sensibilità di Dinu Adamesteanu e di Angelo Bottini  tanti giovani dell'epoca sono diventati responsabili di Strutture  culturali  e di Sezioni didattiche, oggi molto apprezzate.
Riproponiamo quel clima favorevole e riportiamo nel giusto alveo i tanti giovani archeologi e antropologi  lucani presenti e ingiustamente emarginati.
Le  Comunità "tribali" lucane  sono state oggetto di studio e  hanno fornito  per decenni materiale scientifico di tutto rispetto a tanti studiosi americani e non ( da Banfield a De Martino ecc.).
Usciamo da questa irrazionale passività e riprendiamo un percorso propositivo con la stessa caprbietà e con lo stesso impegno dimostrato negli anni settanta e oltre.
Solo in questo modo possiamo far tesoro dei buoni risultati prodotti dalla Commissione Lucani nel Mondo e provare a ricreare quel circolo virtuoso che tanto bene ha apportato alle giovani generazioni degli anni settanta.
Del resto le intese, gli scambi giovanili e i protocolli devono servire a trovare soluzioni concrete  anche di tipo occupazionale.
Soluzioni  occupazionali che devono riguardare, in particolare, il Pianeta  Giovani lucano.
Altrimenti è una delle tante "fatiche sisifiane"  tanto in voga negli ultimi tempi.
Siamo stanchi di assistere a stupendi progetti riconosciuti ,anche a livello internazionale, senza alcuna ricaduta occupazionale.
Siamo stanchi di foraggiare carriere e percorsi di tipo "personal-individualistico".
La nostra generazione Q(lucana) può uscire dal guscio,  solo con la fattiva e caparbia volontà dei suoi giovani  migliori,  disinteressati e vocati al bene comune.

Articolo pubblicato sul QUOTIDIANO DI BASILICATA e sulla rassegna stampa di BASILICATANET del 14 novembre 2011 

 

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