LA "MAGNA CHARTA" DI MARTORANO
 E LA NUOVA POVERTA' DEGLI ANZIANI

Torna la programmazione socio- sanitaria dopo oltre dieci anni di oblìo e  di "vacanza".
La capacità di ascolto non può limitarsi agli slogan,   ma , ob torto collo , dovrà  costruire un vero percorso democratico e virtuoso con una valida ed efficace  rete socio-assistenziale,  in grado di  superare i tanti burocratismi,  sempre presenti.
Il  rapporto sulla povertà  pubblicato sul Quotidiano  e riproposto dal TG3 Basilicata , qualche giorno fa,  ci fa seriamente  riflettere.
20.000 lucani  "indigenti" sono tanti.
Siamo secondi…dopo la  Calabria.
E' un primato che non ci   
inorgoglisce.
Un primato che da anni ci viene confermato dai crudi rapporti dell' ISTAT, dello SVIMEZ, e  del CENSIS.
Il nostro caro amico Rosario Mancino ci informa con il suo "Trend" demografico del continuo e incessante  esodo dei lucani.
Un saldo migratorio , sempre negativo.
Il bagno di folla di Bersani al Don Bosco non ha tenuto conto degli Ultimi della graduatoria…gli anziani poveri … quelli silenziosi ,quelli sofferenti e quelli dimenticati che non fanno sentire ,da secoli,   la loro voce.
I recenti rapporti di Caritas e FNP/CISL , di qualche mese fa,  ci avevano " allertati" e  "attenzionati" , e, soprattutto,   ricordato  che ,  gli Anziani  in Basilicata erano e sono
 in grande difficoltà.
L'
indifferenza e il cinismo  generale della società lucana  al riguardo  è… ancora tanto  insopportabile.
La rete europea della povertà ( il  CILAP)  guidata dal lucano Vito Telesca,   è da anni una…" vox clamantis in deserto".
Gli Stati Generali della Sanità devono ascoltare gli indigenti e ,soprattutto,  gli Anziani.
Dobbiamo ricordare che
Anziani si è già a 65  anni.
Quando il conforto del peso del lavoro non c'è più e ci si ritrova a combattere con la solitudine che si insinua piano piano nella propria vita e ti fa sentire sempre meno "cittadino" e sempre più sopportato… in quel momento devono scattare gli antidoti …al "mal di vivere".
L'anziano lucano è ancora oggi guardato con fastidio.

Aumentano a dismisura i casi di alzheimer.
Nei giorni scorsi abbiamo scoperto tanti "nuovi eroi".
Eroi   della tolleranza e della solidarietà.
Eroi che si riconoscono nelle  badanti dell'Est e nel personale infermieristico del Don Uva,  di stanza , al reparto alzheimer.
Pochi sono i nuclei familiari pronti ad ospitare i propri genitori in simili condizioni di disagio.
E' un menàge familiare di chiaro stampo
involutivo.
La grande solidarietà dei lucani è un flebile ricordo del passato.
Gli anziani sono  sempre più tollerati.
Nelle loro file  sono annidati i nuovi poveri.
Il Quotidiano della Basilicata ha dato risalto alla Questione Anziani e, soprattutto, ai malati di diabete, grazie,  alle tante denunce di  Antonio Papaleo.
Il giornale ogni mese   ci illude ancora di più …con gli    inserti speciali sulle UNITRE (Università della Terza Età), quasi a voler farci riflettere e a  voler farci  soffermare, più compiutamente, sul significato della "qualità dell'invecchiamento" .
Purtroppo,  il  disadattamento  degli anziani lucani non è correlato ad  una generica e superficiale mancanza  di servizi sociali , ma è soprattutto correlato alle oggettive condizioni di difficoltà dell'effettiva marginalizzazione degli anziani stessi.
Anziani in forte crescita nel Mezzogiorno e, in particolare, in Basilicata dove è più sentita la difficoltà degli stessi.
Anziani  non più  attivi e "protagonisti" di  una  monotona vita quotidiana,  non relazionale e non creativa. 
In questi ultimi anni la società del mercato e della "finanza creativa" ha progressivamente sospinto gli anziani  verso l'afasìa relegandoli nell'area della passività, della solitudine e dell'alienazione comunicativa.
La condizione anziana in Basilicata  come nell'intero meridione mette allo scoperto una vistosa contraddizione presente in tutte le società contemporanee.
Una vistosa contraddizione che vede in queste società lucane e meridionali in genere il rispetto e la protezione  solo  della "vecchiaia biologica",  con una serie di interventi terapeutici e farmacologici, finalizzati al " presunto " stare bene fisicamente,.
L'altra vecchiaia quella che viene  definita dai sociologi la "vecchiaia sociale è  purtroppo trascurata terribilmente .
Analizzare in Basilicata simile contraddizione significa riportare il discorso sul tema del "sistema di intervento rivolto all'Educazione Permanente degli Adulti e alla carenza di servizi agli anziani ".
Tale  crisi di sistema si è acuito  con  un  forzato  inurbamento  dei due capoluoghi e delle aree costiere  e di una seria e negativa emarginazione delle piccole comunità.
Questa visione modernistico - tecnocratica che oggi implode ha costruito un modello "culturale" che ha spazzato per sempre la vecchia e orgogliosa "civiltà contadina lucana" creando una vera e propria frattura generazionale.
Una frattura  che ha coinvolto in Basilicata anche il Ceto Medio intellettuale.
Tale effetto  si ripresenta con il pensionamento.
Un ceto medio, non più protagonista,  che si è intristito sempre più di fronte alla  totale assenza di offerte pubbliche di partecipazione degli anziani ad iniziative di rilevanza sociale e culturale .
Tale  mancata educazione ad un uso creativo del tempo libero ha completato questa desolante realtà e ha  fatto sì che l'anziano lucano venisse del tutto assorbito da una "precarietà esistenziale".
Bisogna riprendere la grande stagione regionale  della Domanda Assente ( un intervento socioculturale rivolto agli anziani lucani)che vedeva una vera osmosi tra vecchie e nuove generazioni,
Una osmosi che potrebbe  tenere vivo il dibattito sull'anniversario dei 150" anni della nostra storia.
Una domanda assente…che vede la  Basilicata presente soltanto  sotto il profilo sanitario.
La Questione anziani lo ribadiamo, ancora una volta,  non è una variabile indipendente .
La Regione deve avere il coraggio di reinventare i vecchi progetti e  superare l'attuale  concetto di regressione, di perdita e di involutività dell'anziano lucano.
La Regione deve creare con la magna charta martoriana  un Percorso che guarda alla pluralità dei bisogni di vita e alla catena dei servizi socio-assistenziali, ricreativi, culturali, educativi e intra e intergenerazionali.
Pluralità dei bisogni caratterizzati da continue riorganizzazioni e continui e repentini cambiamenti  di vita quotidiana.
Queste iniziative e questi interventi seppur ,timidamente,  presenti nelle numerose e qualificate Università della Terza Età lucane  hanno sofferto dell'episodicità ,  della sporadicità e  delle annose carenze di natura finanziaria.
La Regione, il Pianeta Giovani e l'Unitre  potrebbero interrompere questo trend negativo con la magna charta.
La magna charta di Martorano   deve  riproporre  forme di intervento  con soggetti di età diversificata con ruoli complementari, alternativamente,  di insegnamento ed apprendimento,  al fine di concretizzare un vero e proprio  regime di "coazione" generazionale.
Lo ha dimostrato in questi ultimi  giorni il Forum Regionale dei Giovani con  l'attivismo dei Forum Comunali,
sempre aperti alle vecchie generazioni.
Giovani e Anziani possono rivolgersi all'intera società lucana  compresa , quella politica,  e,  costruire,  insieme,  una vera e  nuova società interculturale.
Tale approccio potrà finalmente creare  nuove forme di aggregazione e di vita,  liberate da vincoli , cariche di democrazia e aperte alla ragione , alla fantasia e alla creatività ,  viste come dimensione costitutiva della quotidianità.
E' un sogno che può realizzarsi , immediatamente, a condizione che la nuova programmazione regionale . faccia  incontrare "anziani e giovani".
Giovani e anziani che riprendono il vecchio e mai domo  circuito virtuoso della Domanda Assente , avendo cura di coinvolgere, propositavamente, le tre agenzie educative ( Scuola, Famiglia e, soprattutto, Chiesa lucana ) con la diretta regia delle UNITRE.
Tutto ciò può essere concretamente ricompreso  nella "magna charta"  di Martorano e  può costituire il grimaldello di una nuova politica di  "vero, moderno ed  efficace  welfare", tutto lucano.

         

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