PROVE
TECNICHE DI INTEGRAZIONE
Le
"prove tecniche di integrazione" poste in essere dal
battagliero Presidente CRLE Simonetti ripropongono il
mai sopito problema del reinserimento degli "ultimi".
In questi giorni lo smantellamento dei baraccati
dell’Acquedotto Felice di Don Sardelli melanconicamente
raccontato da Pier Paolo Pasolini mi rattrista molto.
Mi rattrista pensando alla sua indimenticabile “ Scuola
725” e al mio personale impegno profuso da membro del
Collettivo studentesco in trasferta dall’Università di
Salerno.
Una Scuola dove si insegnava ai ragazzi figli degli
umili lavoratori a rivendicare con orgoglio le proprie
origini e le proprie culture di appartenenza per
affermare con coraggio la propria dignità.
Un reinserimento e un ricordo del passato che mal si
concilia con gli ultimi dati ISTAT sullo spopolamento
della Basilicata.
In questi giorni la stampa locale è tornata
prepotentemente sugli stagionali extracomunitari e
sulle tante inadempienze del mai completato Campo di
Palazzo S. Gervasio.
Abbiamo speso fiumi di parole e di seri approfondimenti
sulla questione nell'oblìo assoluto.
Abbiamo sicuramente diritti di primogenitura.
Ci siamo mossi oltre sei anni fa dal lontano 2004.
Abbiamo denunciato e smosso acque stagnanti. Ora siamo
stanchi e perplessi.
Ci siamo resi conto , purtroppo, che, il pregiudizio
dei lucani sugli extracomunitari supera, qualche
volta, perfino, il razzismo nordico.
Nonostante la nostra storia e le nostre esperienze
negative al riguardo ,frutto di oltre cento anni di
emigrazioni ,non siamo ancora riusciti a creare una vera
"cultura dell'accoglienza".
Il mondo a colori auspicato dal Quotidiano qualche anno
fa è mera UTOPIA.
Abbiamo per certi versi abdicato e delegato alla Chiesa
di frontiera e alle Parrocchie più volenterose e
dinamiche gli interventi di natura solidaristica e
caritatevole che hanno poco da spartire con il
welfare e cultura di accoglienza.
Purtroppo,il modello francese (nonostante le periferie
parigine ) fondato sull'integrazione e
sull'assimilazione non alberga qui da noi.
Si naviga a vista.
La Basilicata non ha fenomeni di emergenza.
La Basilicata poteva creare e sperimentare un nuovo
modello di integrazione.
Un nuovo modello capace di far decrescere la
"imperante senilità".
Non l'ha fatto.
Dovevamo puntare sui giovani e sugli extracomunitari
per invertire il trend demografico negativo.
Non l'ha fatto.
Tutto ciò poteva sembrare ovvietà, ma ,una vera politica
"calibrata" sulle giovani generazioni e sugli
extracomunitari, non è mai stata posta in essere.
L’assemblea del Forum regionale dei Giovani tenuta il
dieci giugno scorso ha posto al primo punto
dell’ordine del giorno “ Lo SPOPOLAMENTO”.
Ogni anno perdiamo un intero piccolo Comune.
Viviamo il serio problema con una approssimazione allo
"stato puro".
Nessuna politica concertata, nessuna politica
finalizzata all'occupazione concreta, nessun percorso
formativo propedeutico, nessuna vera mediazione
multiculturale.
Una mediazione multiculturale che superi il concetto
stesso di integrazione tout court.
Era importante porre in essere un nuovo modello
d’intervento con i nostri "emigranti di ritorno".
Nel corso dell'intera stagione ci siamo spesi per una
diversa concezione della " risorsa
emigrante-immigrati ".
Tutti gli “emigranti” lucani, in genere ,hanno parlato
dei forti pregiudizi delle popolazioni del Nord Italia e
dell'Europa nei loro confronti.
Hanno sottolineato duramente la mancanza totale dei
"diritti di cittadinanza".
Quei "diritti di cittadinanza" che pesano più di ogni
cosa.
La loro mancanza porta drammi e lacerazioni, come è
avvenuto nelle periferie parigine, come potrebbe
avvenire nelle periferie delle nostre città, e come è
avvenuto nei nostri sobborghi locali con qualche piccolo
malessere e disagio quotidiano.
Ci siamo fatti carico sul Quotidiano della
desertificazione dei nostri Centri storici.
Riprendere la vivibilità nei nostri svuotati Centri
storici con una adeguata presenza di famiglie di giovani
extracomunitari avrebbe significato rivitalizzare
fortemente le nostre dimenticate e tristi realtà locali.
Avrebbe vivacizzato quartieri opachi e sonnacchiosi ,
la maggioranza dei quali, sono del tutto
"desertificati".
Siamo convinti che l'approccio di integrazione nella
visione multiculturale del termine, possa non solo
"beneficare" e bonificare le nostre piccole realtà
comunali, ma , soprattutto,prepararle alle nuove
aperture mediterranee.
Per fare ciò occorre creare una seria ed onesta politica
di integrazione, che vede nel protagonismo dei nostri
piccoli Comuni la risposta alle esigenze di
rivitalizzazione degli stessi, grazie ,soprattutto ,
anche, all'avvento di tanti nuovi e preparati giovani
amministratori comunali.
In questo modo anche le piccole realtà locali verranno
finalmente inserite nel circolo virtuoso dell'economia
regionale con tanti e variegati progetti ,tesi alla
valorizzazione della risorsa umana giovanile ed
extracomunitaria.
Solo in questo modo si potranno garantire aggregazioni
ed unitarietà, "nemiche assolute" dei pregiudizi e delle
esclusioni sociali.
Solo in questo modo verificheremo la natura di certi
provvedimenti tesi alla vera inclusione sociale e non al
solito e fragoroso assistenzialismo, fine a se stesso.
Con queste proposte e con questi auspici ci avviamo a
creare la società multiculturale , la vera integrazione
e il vero diritto di cittadinanza, senza ipocrisie e
senza demagogie di ogni genere.
Ci sono le volontà politiche per perseguire tali
obiettivi o, al contrario, vogliamo demandare alle
Parrocchie il singolo intervento caritatevole?
E' ormai acclarato che una tale scelta o una tale
opzione politica della cultura dell'accoglienza è
,ormai, imposta dall' attuale globalizzazione.
Globalizzazione che guarda a una seria e attiva “
Politica degli atti e dei Fatti concreti” in grado di
rafforzare "coesione economica e sociale".
Siamo coscienti e consapevoli che il trend
demografico negativo della Basilicata ,potrà produrre
solo senilità e tristezza, senza prospettive , senza
vitalità e dinamismo giovanile.
Noi speriamo, invece, che la lungimiranza della nuova
classe dirigente regionale , pronta al rinnovamento
, affronti ,finalmente, anche questa patogena
problematica in chiave innovativa e moderna, creando
i veri presupposti di una concreta inclusione sociale
degli extracomunitari.
Solo, in questo modo ,infine, potremo superare le gravi
difficoltà che si prospettano per l'immediato futuro,
inseriti come siamo , purtroppo,in una società
"vecchia" muta e triste, senza speranza e senza
giovanile allegria.
Mauro Armando TITA
mauro.armando.tita@lice.it