LO SPOPOLAMENTO DEI PICCOLI COMUNI
di Mauro Armando Tita

Lo spopolamento dei nostri amati piccoli Comuni mi sta a cuore  come cittadino e come ex amministratore locale ultradecennale.
Amministratore di piccole comunità marginali e profondo conoscitore della nostra "gens" lucana.
Quello che asserisce Di Consoli  su S. Paolo Albanese  è lapalissiano e non ha bisogno di  ulteriori commenti.
Si commenta da solo.
Non va sottaciuta la difesa dei cittadini che hanno scelto di convivere con queste "carenze strutturali e con queste mancanze di servizi primari".
Il mio plauso non va al medico e al professionista dotato di conforts e auto di grosse cilindrate.
Il mio plauso va al giovane disoccupato e all'anziano malfermo.
Il rapporto Svimez ha fornito un ato  crudele...14.000 lucani sono   andati via  e ...ripropongono il nostro vecchio e stantìo dibattito.

C'è una Basilicata "con la valigia" che non torna più.
C'è una Basilicata "con la valigia" così reattiva e così protagonista . 
C'è un'altra   Basilicata, quella che viviamo noi società adulta "cittadina" con tanto d'incanto.
Una società  stanca ...che ha dimenticato il pensiero forte di Saraceno e Rossi Doria.
Stanca di essere saccheggiata e colonizzata.

Molte volte ci siamo chiesti se  i governanti del passato  di una regione piccola come la nostra Lucania fossero stati  in grado di  frenare questo esodo giovanile impazzito?
Molte volte ci siamo chiesti se "l'approccio"  dato dai sistemi idrici fosse nato per risollevare le sorti locali o, soprattutto,  come ha voluto il vecchio e mai domo mondo politico  parassitario lucano  venire incontro alla grande sete pugliese?.
Molte volte ci siamo chiesti se il nostro sviluppo basato sulle rimesse degli emigranti e su interventi  e contributi straordinari di mano pubblica,  fosse un disegno voluto e strategico dei governi nazionali  per condizionare la maggioranza dei lucani o per lasciarLi nell'oblìo dell'assistenzialismo secolare. 
Oggi ci chiediamo perchè con tanta crisi energetica i governi nazionali non ci rispettano.
Con tanto petrolio e tanto gas dovremo elemosinare qualche piccola prebenda chiamata royalties e uno sconto benzina ancora tutto da decidere, nonostante  le affermazioni rassicuranti di Taddei.
Una cosa è certa tutti gli uomini illustri di questa Regione sono stati  cattolici democratici,  laici e liberali e non hanno mai abbracciato supinamente le politiche paternalistiche e assistenziali del partito di maggioranza relativa.
Se il nuovo corso dato dalle Facoltà di Economia e Lettere  dell'Università Basilicata partisse  dal grande Pertini e dai due insigni meridionalisti  nel giro di qualche decennio la Basilicata potrebbe essere una vera Regione con tanti "attributi".
Con gli scritti di Pertini e con Saraceno e Rossi Dori si creerebbe dopo secoli di afasìa politico culturale il vero  circuito virtuoso.
Un circuito fatto di  veri professionisti lucani non più emarginati dal potere tribale della  vecchia , ma, sempre presente  "conventio ad escludendum " politica    lucana.
Quanti uomini di cultura , della politica, delle professioni, della medicina, dell'economia hanno preferito optare per altri lidi.
L'elenco sarebbe lungo.
Vorrei citare i tanti medici Primari (come il nostro dr Patrissi) affermatisi negli Ospedali del Piemonte per fare posto a uomini del potere  dell'epoca.
Per non parlare della moltiplicazioni dei Primari e delle direzioni distrettuali odierne.
Sempre la stessa politica  DESUETA e umiliante politica nepotista.
C'è sempre stato  un certo fastidio a dialogare con questi uomini di scienza e di cultura .
Si preferiva lasciarli soli  ...costringendoli a soccombere e ad abbandonare la regione che ancora oggi amano tanto.
Quando l'aria diventava  irrespirabile e pesante le mete e gli obiettivi diventavano "altro" e "altri".
Piano Piano tanti ragazzi preparati professionalmente non avvezzi al galoppinaggio preferivano... la valigia.
Avevano tanta dignità e l'attesa e le greppie partitiche  non si attagliavano alle loro persone e alle loro giuste rivendicazioni.
Qualche tempo dopo tanti  di questi ragazzi della periferia lucana hanno animato le tante fabbriche del Nord.
Tanti di quei ragazzi sono diventati manager e dirigenti di  fabbriche.
Tanti di quei ragazzi oggi sono piccoli industriali del Comasco, della Brianza ecc. .
Sono molto attaccati alle loro origini, amano i loro familiari e i loro amici di sempre.
"Scendono" di buon grado una settimana all'anno nei loro borghi natii.
Glissano in modo pauroso su tutte le problematiche  sociali e locali.
Sono convinti, in cuor loro, che l'unica alternativa,  allo status quo , sia, ancora una volta, l'esodo.
Partono da un ragionamento che, per loro, sembra del tutto lapalissiano.
Il ragionamento è il rapporto con le Banche e le Istituzioni.
I tempi delle Banche del Nord, uniti a tassi favorevoli,  sono esattamente ridotti della metà  rispetto a quelli lucani.
Le Banche del Nord conoscono il "Basilea due", esaminano progetti e proposte e assegnano mutui e prestiti nel giro di qualche mese.
Ignorano la presenza e il filtro dei politici.
Sono supportati da veri staff in grado di redigere in pochi minuti  positivi  bussiness plan.
Provate a chiedere a una qualsiasi Banca del Sud se, in qualche mese, sono in grado di produrre le stesse perfomances  con gli stessi risultati.
La risposta sarà  un disarmante "non commment".
Inizierà lo stillicidio del politico di turno e i tempi si allungheranno a dismisura.
Nel frattempo inizierà un'altro grosso problema.
L'eventuale ubicazione del sito industriale.
Il politico del Nord non si opporrà mai  sulla ubicazione scelta dall'imprenditore.
L'imprenditore del Nord ubicherà la propria fabbrica nel sito nevralgico vicino ai mercati più prospicienti.
Il politico del Sud ingaggerà un "sanguinaria battaglia" per la scelta del sito industriale.
L'imprenditore dovrà subire, ob torto collo,  le volontà del politico.
Qualche anno dopo l'imprenditore inizierà l'opera di delocalizzazione prima e di licenziamento dopo.
Il quadro di riferimento è certamente angosciante, imbarazzante, ma, forse, terribilmente vero.
L'imprenditore del Nord di origine lucana conosce questo modus operandi , come le sue tasche.
Non è propenso, in alcun modo, a investire nella propria terra di origine,  perchè la realtà locale si ciba ,ancora,  di questi aspetti patogeni.
Sono passati oltre quarant'anni, la Confindustria lucana , L'Università e i Centri di Eccellenza con la Regione,  muovono  solo oggi i primi vagiti verso  un nuovo tessuto connettivo.
Un nuovo tessuto connettivo che, timidamente, affronta il campo della "ricerca e dell'innovazione".
Il contesto in cui si muove è, purtroppo, dolorosamente  ancora  "doroteo da colesterolo cattivo" e provinciale.
Doroteo come concezione tribale.
Doroteo come chiusura illiberale.
Doroteo come  pensiero chiuso e provinciale, settario e familistico.
Questi sono i vizi che a distanza di quarant'anni riscontriamo ancora oggi.
Le Indagini Svimez, Istat, Censis, Eurispes non stravolgono di un millimetro questo staus quo.
Uno status quo concepito con un  modello centripeto patogeno.
Tutto deve riguardare il capoluogo di Regione.
Gli altri Centri  devono "satellizzare" intorno al Capoluogo e non chiedere mai deleghe e decentramenti di natura opposta.
La natura centrifuga non è ammessa.
Il Capoluogo potrà perdere qualche centinaio
di abitanti ogni anno, ma, rispetto all'esodo giovanile , massiccio e biblico, dei nostri paesini  , tutto ciò risulterà ininfluente .
Si continuerà con lo stesso andazzo di sempre.
I tanti privilegiati saranno sempre più ovattati .
Lo shopping continuerà a Via Condotti.
Noi del Quotidiano denunceremo ...
Qualche magistrato onesto farà qualche blitz.
Tanti giovani seguiranno il prete di frontiera
Poi anche loro emigreranno e il cerchio si chiuderà qui.
Tutto sarà terribilmente fermo... sicuri come siamo di morire  anche noi   dorotei e assistiti ...
MauroArmandoTita@alice.it

 

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