C'è una Basilicata "con
la valigia" che non
torna più.
C'è una Basilicata "con
la valigia" così
reattiva e così
protagonista .
C'è un'altra
Basilicata, quella che
viviamo noi società
adulta "cittadina" con
tanto d'incanto.
Una società stanca
...che ha dimenticato il
pensiero forte di
Saraceno e Rossi Doria.
Stanca di essere
saccheggiata e
colonizzata.
Molte volte ci siamo
chiesti se i
governanti del
passato di una
regione piccola come
la nostra Lucania
fossero stati in
grado di frenare
questo esodo
giovanile impazzito?
Molte volte ci siamo
chiesti se
"l'approccio" dato
dai sistemi idrici
fosse nato per
risollevare le sorti
locali o,
soprattutto, come
ha voluto il vecchio
e mai domo mondo
politico
parassitario lucano
venire incontro alla
grande sete
pugliese?.
Molte volte ci siamo
chiesti se il nostro
sviluppo basato
sulle rimesse degli
emigranti e su
interventi e
contributi
straordinari di mano
pubblica, fosse un
disegno voluto e
strategico dei
governi nazionali
per condizionare la
maggioranza dei
lucani o per
lasciarLi nell'oblìo
dell'assistenzialismo
secolare.
Oggi ci chiediamo
perchè con tanta
crisi energetica i
governi nazionali
non ci rispettano.
Con tanto petrolio e
tanto gas dovremo
elemosinare qualche
piccola prebenda
chiamata royalties e
uno sconto benzina
ancora tutto da
decidere,
nonostante le
affermazioni
rassicuranti di
Taddei.
Una cosa è certa
tutti gli uomini
illustri di questa
Regione sono stati
cattolici
democratici, laici
e liberali e non
hanno mai
abbracciato
supinamente le
politiche
paternalistiche e
assistenziali del
partito di
maggioranza
relativa.
Se il nuovo corso
dato dalle Facoltà
di Economia e
Lettere
dell'Università
Basilicata partisse
dal grande Pertini
e dai due insigni
meridionalisti nel
giro di qualche
decennio la
Basilicata potrebbe
essere una vera
Regione con tanti
"attributi".
Con gli scritti di
Pertini e con
Saraceno e
Rossi Dori si
creerebbe dopo
secoli di afasìa
politico culturale
il vero circuito
virtuoso.
Un circuito fatto di
veri professionisti
lucani non più
emarginati dal
potere tribale
della vecchia , ma,
sempre presente "conventio
ad escludendum "
politica lucana.
Quanti uomini di
cultura , della
politica, delle
professioni, della
medicina,
dell'economia hanno
preferito optare per
altri lidi.
L'elenco sarebbe
lungo.
Vorrei citare i
tanti medici Primari
(come il nostro dr
Patrissi) affermatisi
negli Ospedali del
Piemonte per fare
posto a uomini del
potere dell'epoca.
Per non parlare
della
moltiplicazioni dei
Primari e delle
direzioni
distrettuali
odierne.
Sempre la stessa
politica DESUETA e
umiliante politica
nepotista.
C'è sempre stato un
certo fastidio a
dialogare con questi
uomini di scienza e
di cultura .
Si preferiva
lasciarli soli
...costringendoli a
soccombere e ad
abbandonare la
regione che ancora
oggi amano tanto.
Quando l'aria
diventava
irrespirabile e
pesante le mete e
gli obiettivi
diventavano "altro"
e "altri".
Piano Piano tanti
ragazzi preparati
professionalmente
non avvezzi al
galoppinaggio preferivano...
la valigia.
Avevano tanta
dignità e l'attesa e
le greppie
partitiche non si
attagliavano alle
loro persone e alle
loro giuste
rivendicazioni.
Qualche tempo dopo
tanti di questi
ragazzi della
periferia
lucana hanno
animato le tante
fabbriche del Nord.
Tanti di quei
ragazzi sono
diventati manager e
dirigenti di
fabbriche.
Tanti di quei
ragazzi oggi sono
piccoli industriali
del Comasco, della
Brianza ecc. .
Sono molto attaccati
alle loro origini,
amano i loro
familiari e i loro
amici di sempre.
"Scendono" di buon
grado una settimana
all'anno nei loro
borghi natii.
Glissano in modo
pauroso su tutte le
problematiche
sociali e locali.
Sono convinti, in
cuor loro, che
l'unica alternativa,
allo status quo
, sia, ancora una
volta, l'esodo.
Partono da un
ragionamento che,
per loro, sembra del
tutto lapalissiano.
Il ragionamento è il
rapporto con le
Banche e le
Istituzioni.
I tempi delle Banche
del Nord, uniti a
tassi favorevoli,
sono esattamente
ridotti della metà
rispetto a quelli
lucani.
Le Banche del Nord
conoscono il
"Basilea due",
esaminano progetti e
proposte e assegnano
mutui e prestiti nel
giro di qualche
mese.
Ignorano la presenza
e il filtro dei
politici.
Sono supportati da
veri staff in grado
di redigere in pochi
minuti positivi bussiness
plan.
Provate a chiedere a
una qualsiasi Banca
del Sud se, in
qualche mese, sono
in grado di
produrre le stesse
perfomances con gli
stessi risultati.
La risposta sarà un
disarmante "non
commment".
Inizierà lo
stillicidio del
politico di turno e
i tempi si
allungheranno a
dismisura.
Nel frattempo
inizierà un'altro
grosso problema.
L'eventuale
ubicazione del sito
industriale.
Il politico del Nord
non si opporrà mai
sulla ubicazione
scelta
dall'imprenditore.
L'imprenditore del
Nord ubicherà la
propria fabbrica nel
sito nevralgico
vicino ai mercati
più prospicienti.
Il politico del Sud
ingaggerà un
"sanguinaria
battaglia" per la
scelta del sito
industriale.
L'imprenditore dovrà
subire, ob torto
collo, le volontà
del politico.
Qualche anno dopo
l'imprenditore
inizierà l'opera di
delocalizzazione
prima e di
licenziamento dopo.
Il quadro di
riferimento è
certamente
angosciante,
imbarazzante, ma,
forse, terribilmente
vero.
L'imprenditore del
Nord di origine
lucana conosce
questo modus
operandi , come le
sue tasche.
Non è propenso, in
alcun modo, a
investire nella
propria terra di
origine, perchè la
realtà locale si
ciba ,ancora, di
questi aspetti
patogeni.
Sono passati oltre
quarant'anni, la
Confindustria lucana
, L'Università e i
Centri di
Eccellenza con la
Regione, muovono
solo oggi i primi
vagiti verso un
nuovo tessuto
connettivo.
Un nuovo tessuto
connettivo che,
timidamente,
affronta il campo
della "ricerca e
dell'innovazione".
Il contesto in cui
si muove è,
purtroppo,
dolorosamente
ancora "doroteo da
colesterolo
cattivo" e
provinciale.
Doroteo come
concezione tribale.
Doroteo come
chiusura illiberale.
Doroteo
come pensiero
chiuso e
provinciale,
settario e
familistico.
Questi sono i
vizi che a distanza
di quarant'anni
riscontriamo ancora
oggi.
Le Indagini Svimez,
Istat, Censis,
Eurispes non
stravolgono di un
millimetro questo
staus quo.
Uno status quo
concepito con un
modello
centripeto patogeno.
Tutto deve
riguardare il
capoluogo di
Regione.
Gli
altri Centri devono
"satellizzare"
intorno al
Capoluogo e non
chiedere mai deleghe
e decentramenti di
natura opposta.
La natura
centrifuga non è
ammessa.
Il Capoluogo potrà
perdere qualche
centinaio
di abitanti ogni
anno, ma, rispetto
all'esodo giovanile
, massiccio e
biblico, dei nostri
paesini , tutto ciò
risulterà
ininfluente .
Si continuerà con lo
stesso andazzo di
sempre.
I tanti
privilegiati saranno
sempre più ovattati
.
Lo shopping
continuerà a Via
Condotti.
Noi del Quotidiano
denunceremo ...
Qualche magistrato
onesto farà qualche
blitz.
Tanti giovani
seguiranno il prete
di frontiera
Poi anche loro
emigreranno e il
cerchio si chiuderà
qui.
Tutto sarà
terribilmente fermo...
sicuri come siamo di
morire anche noi
dorotei e assistiti
...
MauroArmandoTita@alice.it