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Ruvo del Monte
“centro della matematica del futuro”. Colloquio con
Antonio Rita , autore della “Funzione dei numeri primi”,
per conoscere il metodo di ricerca attraverso il quale
ha trovato la chiave per dimostrare il più grande
enigma matematico di tutti i tempi e che gli permette di
affermare che, senza ombra di dubbio, Pierre de Fermat
possedeva la meravigliosa dimostrazione del suo “Ultimo
Teorema”.
Mi chiamo Giovanni Grieco, figlio di Pasquale e Filomena
Tita e sono studente di Scienze della Comunicazione
all’Università di Macecerata; ho conseguito 4 anni fa’
la maturità scientifica. Questa mia presentazione è
necessaria per dire che ho le basi e le conoscenze per
poter parlare di un evento particolare che interessa il
nostro piccolo paese: a Ruvo del Monte è stato
elaborato, di recente, uno studio di ricerca di
matematica che fornisce con semplici dimostrazioni
risultati interessanti e novità matematiche eccezionali
. Nella biblioteca di Ruvo ho trovato, durante le
vacanze natalizie, il CD con la dedica “ai ruvesi,
gente laboriosa ed onesta” scritta di pugno da Antonio
Rita dal titolo:
la funzione
dei numeri primi – 1° parte.
Ho letto il documento che riguarda essenzialmente il
metodo di studio utilizzato per raggiungere un risultato
prestigioso e sono rimasto sorpreso dal fatto come il
più grande enigma della matematica sia stato risolto con
l’ausilio determinante della storia. Alla fine della
lettura ho convenuto con l’autore e con l’editore di
pubblicare, in anteprima, solo la prima parte della
ricerca perché non può passare inosservato il principio
che grandi scoperte vengano alla luce solo dando
importanza al contesto e al metodo utilizzato nella
ricerca. Per me il documento redatto da Antonio Rita ha
lo stesso valore della premessa che i ricercatori
americani hanno redatto quando hanno presentato, qualche
anno fa, il loro lavoro sul completamento di tutta la
catena del DNA umano. L’autore, infatti laureato in
matematica, ha iniziato lo studio per tentare di dare
una dimostrazione ad una geniale congettura ipotizzata
da un francese nel 1637, nota come
l’Ultimo Teorema di Fermat
così sintetizzabile: ”per un qualsiasi numero intero
n>2 non esiste alcuna terna di numeri interi positivi
che soddisfa l’equazione xn+yn=zn”,
ed ha trovato risultati eccezionali, primo fra tutti:
la funzione dei numeri primi
.
Essa altro non è che una normale funzione reale y=f(x)
che quando la variabile dipendente x assume come valore
quello di un numero primo lo segnala attraverso il
valore particolare assunto dalla variabile dipendente y
. L’enigma di Fermat , in effetti, era già stato
oggetto di studio da parte di Diofanto, matematico greco
vissuto ad Alessandria di Egitto nel III secolo d.c. ed
autore di un imponente trattato di matematica di tredici
volumi dal titolo “l’Aritmethica” che racchiudeva
millenni di sapere matematico del mondo ellenico. Ai
posteri sono giunti solo sei volumi, noti come
“l’Algebra di Diofanto”, e ben sette sono andati perduti
nei due incendi subiti dalla grande biblioteca di
Alessandria. Nel primo incendio è stata protagonista la
plebaglia cristiana agli ordini del vescovo Teofilo
mentre nel secondo gli artefici delle malefatte sono
stati i mussulmani agli ordini del mullah Omar . E’
stata distrutta dal fanatismo una delle meraviglie del
mondo, costruita da Antonio, triunviro romano di buona
cultura, come dono alla colta Cleopatra, regina di
Egitto. Avevo sempre pensato che Cleopatra fosse solo
una bella regina, e mai sospettato che avesse sottomesso
Antonio e Cesare alla sua volontà grazie al suo
sapere. La congettura è stata presentata da Pierre de
Fermat nel 1637 come sfida di facile dimostrazione ai
quotati matematici dell’epoca e l’unico indizio
dell’autore era riportato proprio sui margini di una
pagina del secondo volume dell’Algebra di Diofanto che
così recita: “dispongo
di una meravigliosa dimostrazione di questo teorema che
non può essere contenuta nel margine troppo stretto
della pagina”.
Erano contemporanei di Fermat(1601,1665) matematici di
grande fama come Cartesio(1596, 1650),
Pascal(1623,1662), Mersenne(1588,1648),
Galileo(1564,1642), ecc. per citare solo francesi ed
italiani. Cartesio, pensatore e matematico, era il
principe dei circoli culturali di Parigi e noto, non
solo per gli studi sulle equazioni di secondo grado e
per le coordinate cartesiane, ma principalmente perché
accarezzava la meravigliosa idea che particolari numeri
pari erano sempre equidistanti da numeri primi, oggi
conosciuta come congettura(non ancora dimostrata) di
Goldbach. Pascal, amico personale di Fermat era dedito
al calcolo delle probabilità ed utilizzava per le sue
teorie il noto triangolo dell’italiano Niccolò
Tartaglia(1506,1557); a lui Fermat ha fornito la
indicazione più corretta per scoprire il suo segreto.
Marin Mersenne , monaco dell’ordine dei minimi, filosofo
e matematico aveva il sogno di scrivere con notazioni
esponenziali numeri primi grandissimi; aveva dapprima
ipotizzato che 217-1 fosse primo e Pierre de
Fermat aveva sostenuto la sua tesi e poi aveva avanzato
la ipotesi che fosse primo 267-1 e Pierre de
Fermat tacque: solo qualche anno fa’ l’ipotesi è stata
considerata errata. Di fronte a tante grandi ipotesi e
congetture, comunque tutte da dimostrare, oggi mi sento
di affermare che Fermat, svelando il suo segreto che era
una semplice proprietà dei numeri, temeva che qualcuno
avrebbe potuto imporre di considerala come verità
risaputa, e nello stesso tempo avrebbe beneficiato la
possibilità di dimostrare le sue teorie, alcune delle
quali ancora oggi sono oscure, mettendo nel
dimenticatoio la sua meravigliosa creatura. In effetti
condivido il pensiero di Antonio Rita che il segreto di
Fermat fra qualche decennio sarà noto a tutti a livello
planetario solo come una proprietà dei numeri senza
alcun bisogno di spiegazioni. Dopo una doverosa premessa
per capire meglio il contesto dove si è svolta la
vicenda della geniale congettura, ritorniamo all’Ultimo
Teorema. Tutti i matematici a partire dalla data della
sfida si sono cimentati con l’enigma e gli studi che
hanno svolto , anche se non hanno prodotto la
dimostrazione sono stati importantissimi per lo sviluppo
di tutte le branche della matematica. Eulero, ad
esempio, ha elaborato i fondamenti dell’algebra del
campo complesso per ricercare la soluzione per n=3,
riferita ai cubi. Gauss ha dimostrato “l’unicità della
scomposizione in fattori primi”, oggi teorema
fondamentale dell’Aritmetica studiando l’enigma del
francese; anzi quando si riferiva a Fermat lo
apostrofava con epiteti tipo imbroglione, ecc perché
riteneva che la sua era solo una intuizione senza alcuna
dimostrazione. Non è stato e tuttora non è diverso il
giudizio della intera comunità scientifica nei
confronti del genio francese in quanto la
sua meravigliosa dimostrazione
continua a negarsi. Nel 1995 il matematico britannico
sir Andrew Wiles dell’Università di Princeton ( il
titolo di baronetto gli è stato attribuito dalla Regina
di Inghilterra proprio per tale dimostrazione) ha
stupito il mondo con un trattato di circa 300 pagine ed
allegati piene di meravigliose costruzione matematiche
che coinvolgendo principi sofisticati di geometria
algebrica dimostravano l’Ultimo Teorema. Wiles stesso si
è affrettato a dire che la sua non era la dimostrazione
posseduta da Fermat perché elaborata con conoscenze del
XX secolo . Io che ho avuto il privilegio di leggere in
anteprima anche la seconda parte della funzione dei
numeri primi, in fase di stampa, posso testimoniare che
invece Fermat aveva una dimostrazione del suo enigma
tanto semplice da non sentire la necessità di scriverla
perché ogni numero comunque fosse collocato in una
operazione gliela evocava. Egli riteneva evidente il
fatto che l’equazione zn=xn+yn
non avrebbe in alcun modo potuta essere risolta con una
terna intera; i tre numeri interi (x,y,z) possiedono
una caratteristica comune che impedisce ad essi
proprio di soddisfare l’equazione diofantea. In
effetti, sono d’accordo con Antonio Rita quando afferma
che il segreto di Fermat è una scoperta della cultura e
della semplicità contadina: pensiamo al proverbiale
buon senso ed alla millenaria civiltà contadina di ogni
angolo del mondo che di fronte al geniale enigma di
Fermat avrebbe indotto a ragionare pressappoco così:
perché una operazione così semplice come l’addizione
deve rivelare le sue proprietà nelle branche della
matematica che essa ha contribuito a costruire mentre le
nasconde a se stessa; è d’obbligo cercare la soluzione
solo indagando approfonditamente sulle proprietà di
questa semplice operazione.
Solo questo ha fatto e perseguito Antonio Rita per
raggiungere il suo traguardo; il suo obiettivo costante
in tutte le fasi di studio è stato quello di cercare il
perché il numero intero 2 godeva del privilegio di
soddisfare l’equazione di Fermat, mentre ciò era negato
ad ogni altro numero intero maggiore. E’ difficile non
condividere una tale impostazione anche se a priori
sembra la via più difficile per raggiungere l’obiettivo.
Ora conoscendo, attraverso lo studio della funzione dei
numeri primi, questa nuova proprietà dei numeri interi
,tutto sembra facile e semplice. Infatti, sono in grado
di dimostrare in modo semplice e diretto, come sarà in
grado di farlo a breve ogni studente delle scuole medie
anche quelli che i docenti ritengono non dotati di
intuizioni, molte caratteristiche delle terne
pitagoriche (tre numeri interi senza fattori comuni che
soddisfano l’equazione di Pitagora : a2+b2=c2,
dove a e b sono i cateti e c è l’ipotenusa del triangolo
rettangolo) finora sconosciute :
1)
l’ipotenusa c non mai pari,
2)
l’ipotenusa c non è mai multipla di 3,
3)
i cateti a e b sono uno pari e l’altro dispari,
4)
uno dei due cateti tra a e b è sempre multiplo
di 3,
5)
il cateto pari non è mai semplicemente pari
ovvero nel cateto pari il fattore primo 2 è presente
con una potenza maggiore di 1,
6)
Tutti i numeri dispari maggiori di 1
appartengono ad almeno una terna pitagorica; se a>1 è un
numero dispari qualsiasi avremo che l’altro cateto
intero b può essere calcolato con la formula: b=(a2-1)/2,
mentre c=b+1,
7)
i numeri semplicemente pari come 2, 6, 10, 14,
…, espressi dalla relazione x=2d con d numero dispari
non appartengono ad alcuna terna pitagorica.
Sono moltissime le espressioni letterali dell’algebra (i
polinomi) che possono essere analizzate utilizzando i
risultati della funzione dei numeri primi. Questo è il
prosieguo. Ritengo utile, per adesso, concludere questa
prima fase sia per dare spazio e tempo ai lettori per
apprendere in dettaglio il metodo della ricerca, ma
principalmente per rispetto all’editore che sta
preparando il secondo CD con le spiegazioni dei suddetti
teoremi ed a giorni sarà presente nel mercato telematico
mondiale. L’editore è una giovane laureata in matematica
di Potenza : Rosalba Fiore; noi ruvesi Le siamo grati
perché ha dato ad un nostro concittadino la
possibilità di divulgare la sua ricerca. Su questo non
vorrei aggiungere commenti in quanto tutti sanno quanto
è difficile per uno fuori dai soliti giri baronali e di
potere divulgare un suo lavoro anche quando contiene
risultati eccezionali. Dovremmo tirare in ballo la
grande battaglia che stanno combattendo in questo
momento i ricercatori italiani non solo per difendere il
loro posto di lavoro ma per dare una prospettiva alla
nostra nazione. Con Antonio Rita e Rosalba Fiore
esprimiamo insieme la nostra solidarietà per
invitarli a resistere perché una società che espelle il
sapere è in declino e senza prospettiva per nessuno,
nemmeno per quelli che oggi banchettano ignari al tavolo
del potere. Concludo anche se mi sono preparato ad
affrontare l’ intervista completa con l’autore e
l’editore ma ritengo che questa debba essere fatta in
estate durante i festeggiamenti di San Rocco e San
Donato, patrono e protettore di Ruvo, non solo perché
personalmente ho tempo da dedicare a questo eccezionale
argomento ma affinché diventi una occasione di incontri
anche con gli emigranti , e principalmente far
partecipare con posta elettronica ed altri collegamenti
telematici, se questo risulta tecnicamente possibile, le
comunità lucane sparse nel mondo. Vi anticipo solo le
risposte avute da Antonio Rita in merito a qualcosa che
mi ha colpito particolarmente ovvero la dedica ufficiale
riportata sulla prima pagina della “Funzione dei numeri
primi” - I° parte, che recita così:
Al genio Pierre de Fermat giurista e matematico,
A Evariste Galois ed ai suoi ideali di giustizia e
libertà,
A tutte le donne ed uomini giusti.
Antonio Rita ha risposto:
“A Pierre de Fermat è doveroso chiedere scusa perché
moltissimi e per molto tempo hanno continuato a dubitare
della sua correttezza intellettuale additandolo con i
più disparati aggettivi dispregiativi . Qualcuno sarà
incaricato di scrivere poche righe in francese per dire
semplicemente: Pierre de Fermat genio giusto ed onesto”.
“Evariste Galois(1811,1832) rappresenta la purezza della
gioventù ed i sentimenti genuini e disinteressati della
stessa che oggi sono purtroppo additati come ideologie
dannose: libertà, uguaglianza e giustizia; comunque, se
non fosse morto, appena ventenne, per difendere i suoi
ideali il segreto di Fermat sarebbe noto da oltre due
secoli”.
“ Tutte le donne e gli uomini giusti rappresentano
quella società che quotidianamente con il proprio
impegno manda avanti il lavoro per la prosperità della
famiglia e si adopera affinché le relazioni umane nella
comunità in cui vivono si svolgano senza creare attriti
e gelosie. Oltre ai grandi uomini come Papa Giovanni
XXIII, Kennedy, Gandhi, Mao , Berlinguer, ecc., troviamo
certamente i nostri genitori, le nostre sorelle, i
nostri fratelli, i nostri amici e tutte le persone a cui
concediamo sincero rispetto . Troviamo ancora tutti
quelli che, nel silenzio in ogni angolo del mondo, si
dedicano alle attività umane rispettando il prossimo ed
il creato”.
Ruvo del Monte, febbraio 2010
Giovanni Grieco
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