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Sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 25 febbraio 2010 è stato pubblicato l'articolo riguardante un'importantissima scoperta fatta da un nostro compaesano, Antonio RITA, Sindaco di Ruvo del Monte alla data del sisma del 23 novembre 2010. ECCO DI SEGUITO L'ARTICOLO: POTENZA ANTONIO RITA, UN PENSIONATO POTENTINO CON LA PASSIONE DELLA MATEMATICA
«Sono riuscito a decifrare
l'ultimo teorema-rebus
creato da Pierre de Fermat» Nell'immaginario collettivo, chi fa una scoperta sensazionale, in grado di mettere in discussione il mondo dei numeri, ha un aspetto quanto meno particolare: quello magari di uno scienziato un po' stralunato, con i capelli scompigliati e gli immancabili occhialoni tondi e spessi. Per Antonio Rita ciò è vero solo a metà: a parte gli occhiali, infatti, non particolarmente spessi per la verità, questo tranquillo pensionato lucano non ha proprio l'aspetto eccentrico di chi si è imbattuto in una rivelazione importante, riconosciuta e pubblicata e, perciò, degna di fede. Il signor Rita, infatti, è riuscito a decifrare l'Ultimo Teorema di Pierre de Fermat, scritto ai margini di una copia dell'Arithmetica di Diofanto, noto matematico greco, vissuto nel III secolo d.C. Fermat, che era un giurista amministrativo di professione e matematico per passione, nel 1637, parlando di tale teorema affermò: «Dispongo di una meravigliosa dimostrazione, che non può essere contenuta nel margine troppo stretto della pagina». Si trattava chiaramente di una sfida lanciata ai numerosi e quotati matematici del'epoca che, però, non riuscirono a trovare soluzioni valide. Il mistero legato a tale indecifrabile teorema si è protratto per molti anni e ancora ai giorni nostri sono stati numerosi coloro che hanno tentato di cimentarsi, senza successo," con l'enigma del grande genio francese. Per ultimo, nel 1995, Andrew Wiles ha risolto l'enigma senza, però, scoprire il segreto della meravigliosa dimostrazione posseduta dal genio francese: si è avvalso, infatti, di strumenti di matematica ed algebra moderni che Fermat non poteva conoscere. Ma di che cosa si tratta? «Della dimostrazione del perché un quadrato di un numero intero si può dividere in due quadrati di numeri interi ed un cubo, invece, nò. Un concetto che può ben riassumersi in questa maniera: un qualunque numero elevato al quadrato, sommato ad un altro numero elevato sempre al quadrato, può dare come risultato un numero elevato anch'esso al quadrato. Questo è possibile per i numeri elevati alla seconda. Il teorema diventa inapplicabile se si prova ad elevare alla terza, alla quarta e così via». Un concetto per soli esperti della materia, si direbbe.... «Tutt'altro: quello di Fermat è un teorema che rifonda la matematica, perché è totalmente basato sulle proprietà dei numeri. È su questo che bisogna lavorare, per scoprire cosa ancora celano. Altri enigma presto saranno risolti Come la congettura di Goldbach : un numero pari è sempre somma di almeno due numeri primi e l'ipotesi di Reimann relativa alla densità dei numeri primi. Il segreto di Fermat è un principio matematico che tutti dovranno conoscere e fra qualche decennio diventerà, per la sua semplice dimostrazione, una verità risaputa ovvero qualcosa che conosciamo tutti. Oggi molti sanno che la somma o la differenza di due numeri dispari è multipla di 2 mentre nessuno conosce il perché l'ipotenusa di un triangolo rettangolo, costruito con tre numeri interi, non risulta mai multipla di 3». Insomma, i numeri come entità dotati di vita propria e non come quei complicati ed aridi segni su cui tutti abbiamo sbattuto la testa tra i banchi di scuola? «Direi di sì, anche se naturalmente la vitalità di cui sono dotati i numeri non è quella che ci si immagina! Del resto, si tratta di concetti solo all'apparenza astratti: io, infatti, non uso la calcolatrice. O un concetto è valido nel momento in cui lo formulo o non c'è possibilità alcuna di dimostrarlo facendo dei tentativi». È opportuno rassicurare gli studenti che Fermat non aumenta le difficoltà dello studio della matematica, ma fornisce uno straordinario strumento per meglio comprenderla. «Mi auguro che tutti possano guardarla come la materia che necessita di tanta attenzione per la sua disponibilità a fornire soddisfazioni a tutti quelli che si avvicinano ad essa con un sorriso e di con un minimo di volontà di ampliare le proprie conoscenze>>.
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