LA NOSTRA CULTURA CIVILE E L'EMIGRAZIONE LUCANA
IL CASO LASME

L'ecatombe dei posti di lavoro anche nell'indotto Fiat ci fa riflettere. Ruvo del Monte è purtroppo inserito fortemente nel Bacino  Fiat.
Il 90% dell'occupazione giovanile ruvese passa per S. Nicola di Melfi.

non possiamo ignorare i minacciosi proclami di crisi industriali targato indotto Fiat.
Vi  è un pessimismo che non depone a favore di un  positivo futuro lucano,  sempre più nebuloso.
Se la SVIMEZ rincara la dose, noi del Quotidiano, siamo  da sempre convinti che il riscatto della Basilicata  passa  con l'ammorbidimento e il ridimensionamenTo  di certi cinquantennali  "poteri forti".Poteri forti cristallizzati e inamovibili.
... Menomale  che  tutti hanno percepito che non vi sono  SCONTI per nessuno.

La grande manifestazione della Lasme a Roma è  stato un ulteriore esempio di operai  con schiena dritta e di  defaillances istituzionali  nazionali oltre a silenzi ingiustificati e furbi.
Vogliamo credere in un nuovo Piano Industriale che non potrà mai confermare l'attuale assetto organizzativo.
Nella riunione romana questo particolare è  "sfuggito".
Spero tanto questa volta  di  sbagliarmi per il bene dei tanti coraggiosi operai vulturini.
Il nostro ruolo di Cassandre va in soffitta.
La Domenica della Lucania  ha voluto affondare il coltello in una piaga mai completamente digerita.
Ci ha riproposto una pagina amara dei nostri avi lucani.
Un serio lavoro e una seria ricerca sugli immigrati lucani da parte di Vittorio Cappelli.
Quello che io ho definito come  la Repubblica di PASSAPORTOPOLI è stato ripreso meravigliosamente e lucidamente da Vittorio Cappelli.
La scelta di tanti seri, dignitosi e  bravi artigiani lucani di optare per le Americhe  era una sorta di percorso obbligato.
Si avvertiva nell'aria che  era fisiologica  una esperienza americana.
Quello che mi fa più incazzare e che tutto ciò era  considerato scontato per certi nuclei familiari.
Oggi lo stesso inganno , la stessa delusione li  percepiamo nell'indifferenza generale verso  la lunga crisi  occupazionale e verso il  tanto  biasimato egoismo sociale.
Dalla figlia di Scopelliti alla Rita Borsellino al Saviano /Siani  qualche mese fa abbiamo avuto parole di sconforto e una  amara considerazione... "credere ancora ... in qualcosa che... non c'è" .
Non sono bastati oltre sessant'anni di   democrazia...
Le organizzazioni criminali sono aumentare a dismisura e si sono ricompattate anche  con la... globalizzazione.
Sono aumentati cavilli e prescrizioni.
Non servono più neanche i grandi affossatori di Stato. 
Il mondo politico del passato e del presente aveva ed ha un solo cruccio: "Conservare il potere possibilmente a vita" .

Controllare e corrompere non è un esercizio dei giorni nostri... viene da lontano.

Dobbiamo riprendere  dai fallimenti e dalle delusioni di tanti  cittadini attivi.
Cittadini attivi che si erano illusi di vivere in uno Stato democratico..
Da grandi  sognatori qual'erano  credevano  nel riscatto delle popolazioni meridionali e  lucane , in particolare,attraverso i preti del dissenso o i cristiani per il socialismo.
Oggi quei  preti del dissenso sono scomparsi  o sono  diventati simboli di un qualcosa che non c'è più.
Sono cimeli da custodire nei tanti Musei delle Cere.
Don Diana, (  ai  cui familiari  va la nostra soidarietà dopo l'immorale attacco di Pecorella) Don Puglisi sono morti,  Mons Brigantini e Don Merola sono stati trasferiti in siti più "tranquilli".
Molti  altri sono rientrati nei ranghi e hanno superato i loro maestri, oggetto del loro dissenso.
Il riscatto dei lucani è pura  chimera o archeologia politica, come definita dal rappresentante più autorevole del Movimento di ieri, oggi laico, Giovanni Franzoni.
A tal proposito  avverto il bisogno di soffermarmi sui  tanti  "delusi" con schiena dritta  che hanno creduto e agito in nome di questo agognato riscatto.
Riscatto che ha avuto solo qualche pagina gloriosa a metà degli anni settanta.
La furbizia e la scaltrezza hanno preso il sopravvento.
Oggi dobbiamo asserire che un bieco e ingiustificato moralismo  ha condizionato il loro comportamento con una ONDA IPOCRITA e INCOERENTE che si innalzava sempre più.
Un bieco moralismo che ha penalizzato  di fatto i cittadini lucani seri  e i loro congiunti.
Quei congiunti  che non hanno mai  potuto partecipare ad alcun concorso pubblico chiusi com'erano da un ingiusto divieto familiare.
Quei congiunti che hanno preferito la via dell'emigrazione all'Acquedotto Lucano, ad Acqua SpA e ad Ente di Irrigazione.
Oggi,al contrario,  le UNIVERSITA',  i Santuari della Cultura... per eccellenza , sono zeppe di  intere caste familiari.
Un familismo e un  nepotismo insopportabili.


Le parentopoli universitarie sono l'anticamera della mafiosità.
Il popolo della sinistra dovrebbe seriamente riflettere su questi angosciosi
episodi di malcostume.  
La metodologia era ed  è sempre  data dal solito substrato lucano  immortale.
Un substrato immortale fatto di yes-men, di giovani arrampicatori e da una ubbidiente massa di furbi  che aspetta pavidamente il suo turno  con una sicumera spaventosa.

Sicuri di far parte di quell'atollo inavvicinabile per i più-
Quei cittadini in più che riprendono la valigia dei loro avi.

Se la cultura civile non viene potenziata avremo sempre queste "misturegates" che ci sveglieranno  solo per qualche settimana.
Poi ritorneremo nel torpore di sempre,  purtroppo.
Che grande sofferenza e che grande sconforto... specie quando a menar fendenti sono i  tanti privilegiati dorotei  e i  tanti soloni  immortali bianchi e rossi/rosa con trentennali presenze  nei vari CdA di prima repubblica,  e ,oggi, " grandi castigatori e fustigatori  opinionisti delle  ormai riconosciute e malefiche performances della politica nostrana ,  purtroppo, presenti nelle   NOSTRE TESTATE PIU' SERIE.
 

Mauro Armando TITA

 

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