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COMMEMORATO IL 26° ANNIVERSARIO
DEL 23 NOVEMBRE 1980 CON UN CONSIGLIO COMUNALE APERTO
Un giusto riconoscimento a chi ha lavorato per questa Comunità
di Giuseppe Santomenna*
La Medaglia d’Oro al Merito Civile assegnata al nostro
Comune, il 25 gennaio 2006, dall’allora Presidente della Repubblica
Ciampi, di cui abbiamo dato ampia notizia nel numero 1 del nostro
Notiziario 2006, ha avuto giovedì 14 dicembre c.a. un ulteriore momento
di celebrazione.
La cerimonia, in verità, doveva tenersi nel pomeriggio del 23/11/2006,
però a causa di un grave incidente stradale avvenuto il 21/11/2006, che
ha strappato alla vita un giovane di questa comunità, mentre altre due
persone sono rimaste ferite, è stata rinviata a data da destinarsi,
poiché il grave lutto aveva fatto venir meno, in paese, il necessario
clima di serenità.
A distanza di una ventina di giorni, riconvocato, il
Consiglio comunale si è tenuto nel pomeriggio del 14/12/2006, in seduta
pubblica allargata, presso l’atrio dell’ex Scuola materna in Via Gen. C.
A. Dalla Chiesa, per la commemorazione di quei tragici eventi di 26
anni.
In una sala, sul cui sfondo campeggiava la scritta:
“RICORDANDO IL 23 NOVEMBRE 1980 E…IL DOPO”, alla presenza degli
amministratori comunali che si sono succeduti dal 1980 ad oggi, nonché
di varie personalità e cittadini, ha preso la parola il Sindaco in
carica, Fasano che ha ricordato quel funesto giorno, ma anche “la
gara di solidarietà nazionale, confusa ma imponente che si mise in
moto. Non c’è regione – ha affermato - che non abbia lasciato,
nelle aree terremotate, un pezzo della sua solidarietà. Vogliamo
ricordare a tal proposito e ringraziare la regione Emilia Romagna, il
Comune di Bologna ed il Comune di Ruvo di Puglia che, subito dopo il
terremoto, si gemellarono con il nostro….
Ha continuato dicendo : “A Ruvo il patrimonio edilizio abitativo
fu danneggiato per oltre il 95% e le aziende agricole per oltre il 90%.
Le famiglie sgomberate furono 380 su 573 esistenti, pari al 66,32%.
Inizialmente le famiglie sgomberate furono alloggiate presso l’Edificio
Scolastico, l’Ambulatorio Comunale, il mattatoio comunale, il circolo
parrocchiale.
Successivamente in roulottes sistemate in p.zza Bologna, Piazza
Ungheria, Piazza Cavour.
Furono sistemati n. 36 containers ed assegnati ad altrettante famiglie,
sia nel centro urbano che nelle zone rurali.
Furono realizzate n. 2 aree di prefabbricati: c.da Macchia La Corte con
n. 58 alloggi e c.da San Nicola con n. 38 alloggi.
Il terremoto del 23/11/1980 se da un lato non ha comportato lutti per il
nostro paese ha segnato tuttavia il suo tessuto sociale, che risente
della lotta politica come lotta alle persone. Oggi, per fortuna, il modo
di fare politica sembra essere cambiato. Gli steccati sono crollati, il
dialogo prevale sullo scontro, si sollecita il consenso per l’attuazione
di ciò che obiettivamente è un bene per tutti, tenendo conto in maniera
onesta e sincera delle numerose difficoltà con le quali occorre fare i
conti.
Ricostruzione e sviluppo: era questo il binomio che i governi dell’epoca
intendevano coniugare di fronte alla più grande tragedia del dopoguerra
che sconvolse la Basilicata e la Campania.
Un centinaio di aziende avrebbero dovuto occupare 6.000 persone.
Attualmente gli occupati sono circa tremila.
Le aree industriali sono lì e vivono tre mille difficoltà, come l’area
di Vitalba dimostra, sorta quest’ultima a seguito della dichiarazione
del nostro Comune a “Comune disastrato” con Decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri in data 30.04.1981. Vi sono stabilimenti che
chiudono o si riconvertono, mettendo sul lastrico decine di famiglie.
Nelle aree del cratere ci sono industrie che rappresentano l’Azienda
Italia in Europa e nel mondo ma che hanno portato, purtroppo, poca
occupazione.
Ricostruzione c’è stata, sviluppo meno.
Ha continuato sottolineando che “I giorni dell’emergenza videro
gli Amministratori dell’epoca in prima fila che con spirito di grande
sacrificio e con la collaborazione aperta e fattiva di tutte le forze
politiche e sociali, gestirono la fase dell’emergenza.
A ventisei anni dall’evento si può dire che a Ruvo la ricostruzione
abitativa è quasi ultimata”.
Ha fatto, infine, presente che l’impegno nella ricostruzione è stato
premiato dal Presidente della Repubblica lo scorso gennaio con
l’assegnazione della Medaglia d’Oro al Merito Civile.
Ha, così, poi, concluso: “Con la cerimonia di questa sera il
Consiglio Comunale vuole testimoniare alla Comunità ruvese
riconoscimento per lo spirito di sacrificio cui essa fu sottoposta in
quel tragico evento e conferire attestati di benemerenza a tutti coloro
che, immediatamente al terremoto e anche dopo, si sono trovati a gestire
e a risolvere i tanti problemi.
Anche se Ruvo non ha avuto vittime, un pensiero vada a quelle degli
altri paesi distrutti o disastrati”. Viene, pertanto, proposto ed
osservato un minuto di silenzio, con l’assemblea tutta in piedi.
Dopo di che ha preso la parola Antonio Rita, Sindaco in
carica all’epoca del sisma, che ha ringraziato l’Amministrazione per
questa lodevole iniziativa. Ha ricordato che nel post sisma hanno
funzionato soprattutto le “Istituzioni”: il Comune, con tutti i suoi
dipendenti, la Chiesa ecc.
Una palpabile emozione ha attraversato la sala allorché si sono
ricordati, dalle parole dell’ex Sindaco Rita, i momenti del sisma e del
dopo terremoto. Si è ricordato lo smarrimento e l’angoscia
dell’imprevedibile coda tellurica, ma si è anche ricordato lo spirito e
la tenacia con le quali ci si è rimboccati le maniche per risollevarsi
da quell’inattesa catastrofe. Si sono ripercorsi i numerosi atti di
generosità piccoli e grandi riconoscendo la grande solidarietà nazionale
ed internazionale di cui siamo stati oggetto.
Poi, ha evidenziato le difficoltà del momento, tra cui la carenza
idrica, ma ha sottolineato anche la generosità e la solidarietà che ha
caratterizzato i ruvesi in quel periodo. Un ruolo importante lo hanno
giocato i partiti, che si sono messi a disposizione ed hanno fornito le
informazioni legislative in tempo record per avviare il processo di
ricostruzione e quant’altro connesso.
Ha ricordato, poi, l’opera volontaria del prof. Fanelli
dell’Università di Napoli e del prof. Mucelliti dell’Università di
Firenze, che si sono interessati al problema della paleofrana di Via
S.Anna. Grazie al lavoro di questi due tecnici e studiosi, alla
rilevazione fatta dai tecnici del Comune di Bologna, e dai tanti tecnici
volontari (casa per casa), è stato possibile fornire con celerità i dati
sui danni subiti dal Comune di Ruvo del Monte, con la conseguente visita
del Genio militare che ha stimato gli stessi intorno al 95%, perché sono
stati considerati sia i danni reali e visibili che quelli sottesi e
possibili della paleofrana di Via S.Anna. Con detti dati alla mano è
stato possibile confutare le tesi della Regione Basilicata e far
inserire il Comune di Ruvo del Monte nella prima fascia, cioè quella dei
Comuni “disastrati”, con tutti i benefici che ne sono derivati.
Subito dopo è intervenuto il capogruppo consiliare di
minoranza Giuseppe Tita, che, a proposito della ricostruzione, ha
affermato: “Pur tra luci ed ombre è una gestione che può dirsi aver
avuto uno sbocco positivo, anche se restano tanti punti interrogativi
che sarebbe opportuno analizzare nello specifico. Ha, poi, espresso
apprezzamento al Sindaco Antonio Rita, rimasto in carica sino al 1982,
e al compianto Carmine Marena, che ha retto le sorti del Comune dalle
dimissioni di Antonio sino alla conclusione del mandato amministrativo
del 1985 e a tutta l’Amministrazione comunale, sia di minoranza che di
maggioranza, che nel rispetto dei ruoli assegnatigli dall’elettorato
hanno contribuito ad affrontare quelle fasi drammatiche.. Ha
biasimato il baratto della realizzazione della strada Ofantina-Vitalba
con l’insediamento industriale a Vitalba anziché nel nostro territorio.
Ha fatto,inoltre, rilevare i vari errori commessi nel processo di
ricostruzione dalle varie amministrazioni. L’ amministrazione in carica
dal 1980 al 1985 ha permesso l’affidamento di incarico di progettazione
e direzione lavori ad un solo professionista.
Il periodo 1985/1990 è stato caratterizzato dalla torbida vicenda della
Carriero e Baldi e dalle contrapposizioni personali che hanno prodotto
nella nostra comunità odi e rancori non ancora sopiti e che hanno
raggiunto il proprio apice nella campagna elettorale per le
amministrative della primavera del 1990 con una guerra che non aveva
nulla di politico ma tutto di personale per colpa di pochi .
La successiva Amministrazione Comunale , periodo 1990/1994, è stata
caratterizzata principalmente dall’affrontare tutte le beghe relative
all’appalto concorso affidato alla Carriero e Baldi.
Gli anni 1995/1999 sono stati caratterizzati da lavorio
dell’Amministrazione Comunale per il prosieguo dell’attività di
ricostruzione.
Gli anni 1999/2006, sono stati caratterizzati dal prosieguo del lavoro
di pacificazione sociale e che ha visto sia la maggioranza che la
minoranza, nel reciproco rispetto dei ruoli che l’elettorato gli ha
assegnato, confrontarsi in Consiglio Comunale in maniera pacifica e
solidale.
Ha, poi, sottolineato: “Noi intendiamo proseguire su questa strada,
alla luce del sole e senza sotterfugi o fini reconditi, sapendo che si
fa il bene della popolazione non assumendo sempre e comunque
atteggiamenti qualunquistici ma essendo propositivi e duttili per la
risoluzione delle problematiche della nostra Comunità.
Questo è il fine che ci siamo posti, ben sapendo che non saremo alla
mercè di chicchessia e saremo sempre dalla parte della gente comune e
non dei qualunquisti .
Gli anni 1999/2006 si caratterizzano , anche, con il
completamento della ricostruzione pur tra mille difficoltà e rivoli di
cause ancora pendenti rinvenienti da gestioni passate.
E’ seguito l’intervento di Mauro Armando Tita, vice
Sindaco all’epoca del sisma, che ha espresso il suo apprezzamento per
la cerimonia odierna. Poi, ha voluto porre in evidenza il lavoro del
volontariato; ha ricordato il lavoro dei giovani bolognesi del “campo
fango” in località Bradano, il rapporto amichevole con l’Amministrazione
di Bologna, con l’allora Sindaco Zangheri, il lavoro della Caritas di
Faenza nelle campagne ruvesi, delle Chiese Evangeliche ecc.
Ha così, per sommi capi, ripercorsi qui momenti straordinari del dopo
sisma, della grande solidarietà nazionale, dei tanti giovani di allora,
la cosiddetta “meglio gioventù”, piena di ideali e capace di dare agli
altri, cosa che i giovani di oggi non sono più capaci di fare, attratti
da ben altre cose che quello di pensare a chi ha bisogno ecc. perché
privi di ideali, di moralità e di quant’altro caratterizzò quelle
generazioni. Quindi, dà lettura di alcuni suoi scritti pubblicati sul
“Quotidiano” di Basilicata.
Infine, l’intervento dell’attuale vice Sindaco Donato
Fortunato, il quale ricorda con amarezza gli anni di bieca lotta
personale che hanno caratterizzato la politica ruvese dal 1985 al 1993,
che non è valso a nessuno. E’ stato un logorio che non ha fatto crescere
questo paese. La mancanza di una necessaria unitarietà ne ha addirittura
impedito lo sviluppo e segnato inesorabilmente il destino.
Ha ricordato, infine, che sebbene Ruvo non abbia avuto nel suo
territorio vittime a causa del sisma, ha comunque vissuto il dolore per
la tragica morte di alcuni suoi figli: la famiglia Capassi-Guerra,
residente a S. Angelo dei Lombardi, e la sig.ra Vodola residente a
Laviano.
Alla fine della commemorazione, a tutti i consiglieri ed
amministratori comunali, succedutisi dal 1980 ad oggi, nonché ad
Autorità, Istituzioni e rappresentanti vari (il Comando Stazione
Carabinieri di Ruvo del Monte; il parroco del paese, don Gerardo
Gugliotta ; il medico di Base - periodo 1963-1993 - Dott. Antonio
Savella ; il Segretario comunale all’epoca del sisma dott. Vincenzo
D’Amelio; la prof.ssa Vittoria Lucia Cefola, preside, in rappresentanza
delle Scuole di Ruvo; le Suore Stimatine di Ruvo del Monte), è stato
consegnato un attestato di benemerenza, riproducente, su pergamena,
copia del decreto con il quale il nostro Comune ha ottenuto l’importante
riconoscimento, con riproduzione fotostatica della Medaglia d’Oro
conferita, per aver contribuito alla ricostruzione e sviluppo di questo
nostro piccolo centro.
Con questa semplice cerimonia si è voluto rendere merito ed
omaggio a tutti coloro che si sono prodigati, spesso in silenzio e con
abnegazione, per ricostruire e far rinascere non solo le case e le
infrastrutture ma lo spirito e l’identità di un’intera Comunità.
La consegna dei riconoscimenti, agli amministratori e non, ha voluto
essere simbolicamente un momento di ringraziamento e plauso per tutta la
nostra comunità che, con sacrificio e caparbietà, è riuscita a ridarci
un paese ancora più bello e vivibile di quello ante sisma.
Un ricordo commosso è stato rivolto agli amministratori che ci hanno
purtroppo lasciati: Giuseppe Santoro, Carmine Marena, Giuseppe Armiento,
Pasquale Laserpe, Giovanni Patrissi, Donato Rossini, Donato Luongo,
Giovanni Zarrillo e Gerardo Santoro. A loro vada il nostro pensiero
riconoscente.
Ci auguriamo che quella terribile ma esaltante esperienza possa essere
presa ad esempio dalle nuove generazioni affinché attingano dalla stessa
l’amore per la propria terra e l’orgoglio per le proprie origini.
Un grazie lo dobbiamo, da queste pagine, a quanti, involontariamente,
non sono stati citati: la Direzione della Gazzetta del Mezzogiorno di
Bari, che donò a questo Comune due pulmini, ai portuali di Trieste che
donarono uno scuolabus, alla CISL ed alla Caritas Svizzera che hanno
contribuito allo sviluppo cooperativistico a Ruvo del Monte.
Un grazie, comunque, a tutti per tanta solidarietà e generosità
mostrata.
Ora, sarebbe, però, anche il momento di fare un piccolo
esame di coscienza.
E’ vero che abbiamo ricostruito Ruvo, lo abbiamo reso anche più bello,
ma, chiediamoci: “ E’ stato fatto tutto il possibile per “salvarlo” da
questa lenta ed inarrestabile agonia di morte?
Chissà, cosa sarebbe potuto accadere per la nostra cittadina se si
fossero sfruttate meglio, all’epoca -con l’impegno di tutti - le
prerogative di unico Comune disastrato del Vulture, facendo, quindi,
allocare le industrie nella zona Ofantina di Ruvo-Rapone e Calitri
anzichè a Vitalba o S. Nicola? Forse, ora, Ruvo avrebbe avuto
sicuramente un altro volto, tanta gente non sarebbe andata via, anzi
questo incantevole centro appenninico avrebbe attratto sicuramente nuove
residenze, come invece è avvenuto, ora, per Venosa, Lavello, Melfi,
Rapolla, Barile e finanche Atella, crescendo così demograficamente, il
che avrebbe significato:
-
crescita delle attività commerciali ed artigianali, ora in decremento o
addirittura scomparse;
-
mantenimento sicuro della Scuola dell’obbligo, se non allocazione anche
di qualche Istituto Superiore o professionale;
-
crescita del terziario e dei servizi,
e, forse, non sarebbe nemmeno caduta in disuso la gloriosa tratta
ferroviaria Avellino-Rocchetta S. Antonio, che sarebbe potuta essere una
strada di progresso e di sviluppo per tutta la zona dell’Irpinia e del
Nord Basilicata.
E chissà, inoltre, come sarebbe stato, dal punto di vista
turistico, il nostro paesello se ci fosse stata una ricostruzione più
oculata del centro storico (come è avvenuto per la parte del Catsello) e
non solo, e se si fossero evitati scempi, obbrobri ecc. (portali in
pietra asportati e sostituiti con fredde lastre di marmo ecc.), se ci
fosse stata una ricostruzione meno farraginosa, litigiosa e dispendiosa
con mega appalti?
E chissà, infine, come sarebbe stato bello avere delle opere
pubbliche funzionali, anziché “cattedrali nel deserto”, poiché male
allocate, per dispettucci di bottega?
Ma, ora, è inutile piangere sul latte versato! Dopo questa
bellissima e valida cerimonia, che ripaga, anche se solo moralmente, il
lavoro di tanti, pensiamo a quello che è possibile ancora fare per dare
un destino diverso a questo nostro caro amato paesello, sempre con
l’impegno e l’unità di tutte le forze. Senza unitarietà non si va più
avanti, non c’è futuro!!!
* Segreterio di Redazione del “NOTIZIARIO RUVESE”
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